Roma, 8 ott – La signora Merkel che ci prova: voli charter per portare gli immigrati in Italia. Matteo Salvini che risponde: “tu non puoi passare” o comunque non puoi atterrare col tuo prezioso carico negli aeroporti italiani. La Frau che fa una sostanziale marcia indietro e lascia detto: “”Nei prossimi giorni non è pianificato alcun volo per rimpatri in Italia”. Molto ci sarebbe da cavillare su quel “rimpatrio” riferito simultaneamente all’Italia e a clandestini provenienti dai più svariati scenari. Evidentemente certi politici, in Italia come in Germania, hanno una forma di dislessia riferita a certi concetti di non poco conto (suolo, cittadinanza, appartenenza).

Ma prima ancora di disquisire sulle parole, ci sovviene un’immagine. Quella di un vescovo che con la mano sul crocifisso qualche anno fa intervenendo in un talk show sull’immigrazione ammiccava con sguardo obliquo e un sorrisetto mondano e rassicurava: “ma tanto questi clandestini non vogliono rimanere in Italia, se ne vanno verso il Nord Europa”. Confesso di non ricordare il nome di quel prelato furbacchione. E in fondo neppure è necessario: il nome di coloro che facevano questo ragionamento “è legione” come disse Cristo. Un copioso numero di politici ed ecclesiastici quando già era chiaro che la politica di accoglienza supina di centinaia di migliaia di clandestini fosse insostenibile strizzava l’occhio e proponeva la soluzione furbesca: “far fessi gli altri”. In pratica la formula aurea era accoglierli tutti, fare gli splendidi per qualche mese: il tempo di far guadagnare i professionisti dell’accoglienza, poi alla spicciolata lasciarli andare verso le mete nordiche. Il centro-sinistra faceva, la conferenza episcopale benediceva, lieta di contribuire al sogno messianico di una Europa che si convertiva in “Nigrizia” (come una testata dei padri comboniani). Si realizzava così per l’ennesima volta lo schema denunciato da un italiano serio, l’economista Geminello Alvi che ne “La Confederazione Italiana” scrive: “L’Italia è quel luogo in cui la voglia di far fessi gli altri finisce sempre in qualche fesseria”.

Che la furbata del pingue monsignore non funzionasse lo si capì quando rapidamente a un certo punto furono chiuse le frontiere. Chiusura delle frontiere, pacchia finita: le misure xenofobe del ministro Salvini? No, quale Salvini. Le frontiere furono chiuse, ci furono chiuse in faccia, ben prima che il Viminale si tingesse di verde. Nel giro di pochi mesi mentre ancora il pallido e mal rasato Gentiloni biascicava frasi ossequiose tutto l’arco alpino si serrava come una porta blindata. Francia, Svizzera e Austria (governo di centro-sinistra ancora in carica) giravano la chiave e noi rimanevamo chiusi in casa, ma col resto del mondo in boom demografico da accogliere.

Ora la situazione è cambiata, il Viminale ribadisce un principio ovvio: se sono chiuse le frontiere alpine a maggior ragione la frontiera mediterranea deve essere vigilata. Ma il passato che non passa bussa alla porta con la storia dei “movimenti secondari”. I clandestini che sono sbarcati in Italia e Spagna e poi sono andati in Germania devono tornare “nei paesi di prima accoglienza”. Basterebbe solo questa frase per descrivere il volto osceno, pornografico di questa disEuropa. Una Unione Europea a malapena accettabile non scaricherebbe il problema sui “paesi di prima accoglienza”. Anzi in una Europa degna di questo nome ci si porrebbe il problema di una vigilanza comune delle frontiere che impegnasse l’italiano come il lettone o l’olandese a pattugliare le coste mediterranee e vigilare la frontiera marittima. Ma questo ovviamente non è possibile perché l’Ue ha nel suo Dna il multiculturalismo, la sostituzione etnica, l’idea teologica di una colpa da espiare.

Ma allora perché la signora Merkel ci rimanda indietro i frutti della colpa, le sacratissime risorse? Un po’ perché la Germania li ha voluti sempre ben specializzati, sufficientemente alfabetizzati i suoi immigrati, un po’ perché il vento è cambiato e anche l’opinione pubblica – con pachidermica lentezza – si sta svegliando e addirittura rischia di liberarsi da qualche tabù castrante.

Di fronte alla intenzione di procedere a un “rimpatrio” dei clandestini non “benvenuti”, il socialista Sanchez ha piegato il collo. Salvini al contrario ha detto che gli aeroporti italiani rimarranno chiusi. Ha ovviamente ragione. Se è vero che il furbo monsignore italiano voleva rifilare i clandestini alla Germania, è anche vero che da Berlino per anni si è criminalizzato ogni tentativo di controllare i confini e si è lanciato l’imperativo categorico del “refugees welcome”. In questa storia non ci sono stati innocenti. Né in Italia né in altri paesi d’Europa, ora si tratta di voltare pagina in Italia come in Germania, soprattutto.

Se il governo di Berlino vuole “rimpatriare” i clandestini, li rimandi nelle loro patrie oppure se li tenga con l’entusiastico e masochistico proposito di scovare l’ago del mitico “rifugiato” nel pagliaio dei non-aventi-diritto.

Alfonso Piscitelli

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