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San Paolo, 14 dic – Il Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano, ha ordinato l’arresto di Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Pac, di cui l’Italia chiede l’estradizione perché sconti l’ergastolo. Il provvedimento si inserisce nel nuovo corso della politica brasiliana voluto del neo presidente Jair Bolsonaro, che all’indomani della sua elezione aveva dichiarato che avrebbe estradato il terrorista rosso. Sarebbe stato il suo regalo all’Italia.
Ieri il giudice Luis Fux ha emesso l’ordine d’arresto che era stato chiesto dalla procuratrice generale Raquel Dodge per “evitare il rischio di fuga e assicurare una eventuale estradizione”. Quanto deciso dall’Stf costituisce di fatto una revoca formale di una misura a favore di Battisti decisa dallo stesso tribunale, e dallo stesso giufice Fux, lo scorso anno. La richiesta di arresto è immediatamente esecutiva, anche se il terrorista che vive in Brasile dal 2002 potrà fare ricorso alla Corte Suprema per una eventuale estradizione. Ma per farlo dovrà attendere il verdetto in prigione.
No comment da parte della difesa di Battisti, con il suo avvocato che si limita a dire che è venuta a conoscenza della decisione del Tribunale Supremo dai media, che non ha avuto accesso agli atti e che per questo non può commentarla.
Già nel 2010 il Tribunale aveva espresso parere favorevole all’estradizione del terrorista rosso, che però venne salvato dall’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva che aveva negato l’estradizione richiesta dall’Italia e aveva concesso a Battisti lo status di rifugiato come ultimo atto della sua presidenza.
Nel 2017 Battisti tentò la fuga in Bolivia e venne arrestato: l’episodio gli costò le revoca dello status di rifugiato, ma Battisti venne rilasciato poco dopo, tornando libero con il solo obbligo di firma mensile. Il giorno dei risultati delle ultime elezioni, con il prospettarsi della vittoria di Bolsonaro, Battisti sparì e si pensò a una nuova fuga. Una decina di giorni dopo rientrò a casa sua, affermando di essere stato a San Paolo per delle cure mediche.
Anna Pedri
 
 
 

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