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Ottawa, 1 ago – Parlare di razza ormai sembra essere un tabù. La Francia ha persino tolto questa parola dalla Costituzione. Tuttavia, in mezzo a questo delirio buonista, fatto di parole, c’è chi zitto zitto ricorre al dna per schedare le persone. Si tratta dell’accoglientissimo e Canada di Justin Trudeau, il paradiso del multiculturalismo, che utilizza i test sul dna per stabilire la nazionalità degli immigrati illegali ed espellerli. Tali test vengono utilizzati anche per bloccare i falsi ricongiungimenti familiari.
In particolare i test sul dna e il ricorso a database sugli alberi genealogici vengono effettuati sui detenuti a lungo termine per accertarsi che la nazionalità dichiarata sia quella reale, quando tutte le altre tecniche per rivelare la vera nazionalità dei detenuti si rivelano insufficienti. Va notato che in questo modo viene smontata la tesi secondo cui l’appartenenza etnica non ha nulla a che vedere con la nazionalità.
A rivelare l’utilizzo dei test sul dna è stata un’inchiesta di Vice, che ha citato il caso di un immigrato, in galera per traffico di eroina e per questo destinatario di un decreto di espulsione, che affermava di essere della Liberia ma in realtà era nigeriano. Solo analizzando il suo dna e spulciando i database dei siti sulla genealogia si è potuto determinare che il Paese di destinazione per la sua espulsione doveva essere la Nigeria.
L’avvocato dell’africano, nigeriano finto liberiano, ha sollevato la questione dichiarando che occorre fa luce su questa pratica, dal momento che non si sa esattamente quante volte, e soprattutto in che modo, essa venga messa in atto: “Ci sono chiare preoccupazioni sulla privacy. In che modo la CBSA – l’agenzia canadese per i servizi di frontiera – è in grado di accedere a queste informazioni e quali misure vengono messe in atto per garantire che tali informazioni rimangano riservate?”.
La domanda è più che lecita, soprattutto per un Paese che si vuole proporre al mondo come il Bengodi dell’accoglienza e dell’immigrazionismo selvaggio, dove tutti hanno diritto a vivere. Tuttavia, in Canada la legge prevede che se l’identità di una persona non è del tutto chiara, o se la persona in questione rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica, può scattare il carcere. A questo punto il governo Trudeau, messo alle strette e forse per salvare la sua immagine accogliente, ha dichiarato che farà di tutto per trovare alternative alla detenzione a tempo indeterminata per questi soggetti non canadesi. Ma sulla questione dei test sul dna non vengono rilasciati commenti, e nessun paladino occidentale del buonismo immigrazionista si sogna di additare Trudeau come un moderno Goebbels.
Anna Pedri



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