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Teheran, 3 gen – Enorme escalation del conflitto tra Usa e Iran: un attacco compiuto su diretto ordine di Donald Trump nei pressi dell’aereoporto di Baghdad, Iraq, ha colpito due veicoli uccidendo 8 persone tra cui il generale iraniano Qassem Soleimani, figura chiave nella lotta al terrorismo della regione e generale dell’unità Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana. Ali Khamenei promette vendetta. Secca la risposta del Pentagono: “Proteggeremo i nostri interessi”.

Un atto di terrorismo

“E’ un atto di terrorismo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif. “L’assassinio di Soleimani, la forza più efficace nel combattere il Daesh, Al Nusrah e Al Qaeda, è pericoloso, una folle escalation”. Proprio negli ultimi mesi l’Iran aveva sventato un attentato contro di lui.

Le dichiarazioni del Pentagono

Subito dopo l’uccisione del generale il Pentagono ha reso noto che l’attacco punta a essere un “deterrente per futuri piani offensivi iraniani”. “Gli Stati Uniti continueranno ad assumere le azioni necessarie per proteggere la nostra gente e i nostri interessi ovunque nel mondo”, ha dichiarato il dipartimento della Difesa, spiegando che Soleimani “voleva attaccare i diplomatici americani”.

Il tweet di Trump

Dopo la notizia del raid e della morte di Soleimani, il presidente Usa Donald Trump ha postato la foto di una bandiera americana su Twitter.

Tre giorni di lutto nazionale in Iran

La Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha indetto tre giorni di lutto in Iran, dichiarando che la morte del generale “raddoppierà la motivazione della resistenza” contro gli Usa e Israele. “Il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani non si fermeranno e una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e altri martiri dell’attacco della notte scorsa”, ha dichiarato Khamenei.

Chi era Soleimani

Soleimani appoggia la Rivoluzione Islamica del 1979. Nel 1980, a 23 anni, è tra i combattenti della neonata formazione dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) e partecipa alla repressione del movimento separatista curdo in Iran. Quando l’Iraq di Saddam Hussein attacca l’Iran, Qasem parte subito per il fronte, rimanendovi fino alla fine. Nel 2000 riorganizzò radicalmente “Al-Quds”, con forze di intelligence e speciali, una rete globale di agenti, arruolati attingendo principalmente alle comunità sciite in tutto il mondo. Nel 2011, promosso generale di brigata, Qasem Soleimani inizia subito una nuova guerra, portando personalmente a Damasco e Baghdad i migliori combattenti per affrontare le milizie qaediste e dell’Isis, per contrastare l’avanzata terroristica delle cosiddette “primavere arabe”.

Polemiche negli Usa

L’attacco, scatenato senza avere interpellato in Congresso, ha scatenato molte polemiche negli Stati Uniti. Donald Trump ha gettato “dinamite in una polveriera”, ha accusato il candidato dem alla Casa Bianca, Joe Biden. Per l’altra candidata Elizabeth Warren “bisogna evitare una costosa guerra”, anche se “Soleimani era un assassino responsabile della morte di migliaia di persone, inclusi centinaia di americani, la mossa è stata avventata”.

Il tweet di Pompeo

Gli “iracheni ballano in strada per la libertà: grati che il generale Soleimani non ci sia più”: ha twittato il segretario di Stato americano Mike Pompeo, pubblicando un video che ritrae un corteo di persone correre lungo una strada reggendo tra le mani – sopra la testa – una lunga bandiera irachena.

Cristina Gauri

8 Commenti

  1. E ci risiamo… Eliminiamo tutti i bravi che restiamo da soli bravi! Ma senza bombe “stupidine”…

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