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Tokyo, 17 dic – Grandi novità dal Sol Levante. Il Giappone dell’ordine e della disciplina ha dato il via a un piano di normalizzazione dal punto di vista strategico e militare. Tokyo ha infatti tracciato nuove linee guida sulla difesa nazionale. Shinzo Abe sta quindi raggiungendo un obiettivo prefissatosi da tempo. È stato difatti approvato, col supporto della maggioranza di governo, il documento provvisorio che designa nuove direttive sulla difesa nazionale. Il prossimo martedì è previsto il passaggio in Parlamento. Potrebbe cisì verificarsi una riforma-lampo dell’intero comparto difesa giapponese.

Il documento prevede un rafforzamento delle capacità difensive giapponesi in senso “multidimensionale”. E, con “multidimensionale”, si allude alla creazione di forze di difesa efficaci, in grado di condurre attività “flessibili e strategiche sia in tempo di pace sia in contingenze critiche”. Cooperazione fra i diversi comparti della difesa nazionale: quindi, operazioni integrate e non più distinte (finora, di terra, di mare o d’aria). La finalità, sarebbe la razionalizzazione delle Forze di Autodifesa Nazionale. Si tratta del Jieitai: costituito da Rikujō Jieitai (esercito), Kaijō Jieitai (marina militare) e Kōkū Jieitai (aeronautica militare). Sorte dopo la fine del secondo conflitto mondiale, si sono fino ad oggi occupate unicamente di operazioni internazionali volte al mantenimento della pace. L’idea sarebbe quella di creare un’unità di trasporto marittimo e spaziale, non contemplata da nessuna delle tre divisioni del Jieitai. Da 40 a 100 unità: il governo di Tokyo potrebbe infatti comunicare l’acquisto di velivoli F35 (capaci di eseguire manovre di decollo veloce e atterraggio verticale).

Il tutto prevede lo stanziamento di oltre 27 mila miliardi di yen per i prossimi cinque anni da parte del governo di Shinzo Abe. Forte dei consensi e fresco di vittoria (dalle elezioni che lo vedono leader del suo partito), Abe ragiona e opera “a lungo termine”: difatti, il suo mandato, terminerà nel 2021. È peraltro molto probabile che, a incarico concluso, rimarrà il premier più longevo della storia del dopoguerra giapponese. La mira di Shinzo Abe è, come detto, lungimirante: consiste infatti nella riforma dell’articolo 9 della Costituzione postbellica giapponese. Articolo che impone la rinuncia eterna alla guerra e al mantenimento di forze militari di ogni tipo. La riforma è prevista per la prossima sessione parlamentare. Iter che, oltre ai due terzi della maggioranza nelle due camere del Parlamento, prevede un referendum popolare. Abe ha sempre considerato prioritario il tema della sicurezza: già nel 2015 erano state approvate dal governo nipponico nuove leggi sulla sicurezza nazionale.

Altra novità, la modifica di Izumo (cacciatorpediniere portaelicotteri): l’obiettivo è quello di trasformare Izumo nella prima portaerei giapponese dalla fine della Seconda guerra mondiale. “È desiderabile che la Izumo possa essere utilizzata il più possibile per molteplici scopi”, ha dichiarato il ministro della Difesa Takeshi Iwaya. Critiche da Cina e dai filo-comunisti “pro Pechino” del Global Times: questi ultimi, definiscono una “mossa aggressiva” la strategia avviata dal governo nipponico. Beffandosi di attacchi mediatici strumentali, Abe non si arrende. Proseguendo, imperterrito, nella direzione che tanti consensi gli sta tributando: efficienza e determinazione, tutta giapponese.

Chiara Soldani

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