Roma, 22 mag – A detta della stampa francese, i mercati e Bruxelles mostrano nervosismo verso il nuovo governo italiano. Basti pensare che il debito quinquennale dell’Italia è esploso di oltre l’1%, lo spread è aumentato di oltre 20 punti base in una settimana. I mercati stanno cercando di spaventare il governo incaricato dell’Italia al fine di ottenere un’attenuazione delle loro posizioni sulla riforma e di mantenere uno status quo che però rischierebbe di distruggere un grande paese e una grande cultura. La Lega e il Movimento 5 Stelle hanno chiesto una riduzione del debito di 250 miliardi di dollari dalla Bce. Questo quanto percepito dalla stampa francese.
Non solo. Di tutti i punti che compongono l’accordo di governo Lega-5 stelle, secondo gli osservatori francesi, quello più clamoroso riguarda il ritiro delle sanzioni alla Russia. Se l’Italia riuscisse ad ottenere dall’Ue l’eliminazione delle sanzioni russe, lavorasse ad un ripensamento dell’attuale fallace politica di immigrazione e fornisse un piano convincente per affrontare l’insolvenza bancaria, sarebbe una vittoria titanica. Il contratto di coalizione fra i “due partiti più populisti ed euroscettici italiani aumenta i rischi per il profilo di credito sovrano” dell’Italia, “in particolare attraverso un allentamento fiscale e il potenziale danno alla fiducia” e ancora: “Le posizioni dei due partiti populisti aumentano il rischio sia di un ulteriore aumento del debito pubblico sia di una reazione destabilizzante da parte degli attori economici e dei mercati finanziari”. E’ netto il giudizio dell’agenzia di rating Fitch in una nota sulla situazione politica italiana, ricordando come nell’aprile 2017 proprio “il rischio politico era stato un fattore chiave nel downgrade dell’Italia a ‘BBB’”.
“Italia: questa nuova alleanza che preoccupa l’Europa”: questo il titolo di apertura del quotidiano Le Monde, che sta dedicando ampio spazio al nuovo contratto di governo M5S-Lega. “L’Europa – dice Le Monde – si preoccupa di questo governo che non conta più di uscire dall’euro, ma che difende un programma ritenuto ‘delirante’ da numerose capitali. I populisti italiani prevedono una cancellazione di 250 miliardi di euro di debito pubblico e oltre 100 miliardi di nuove spese. I progetti della nuova coalizione fanno pesare il rischio di una crisi del debito sui mercati“, avverte il quotidiano francese, ricordando inoltre che né Luigi Di Maio né Matteo Salvini “dovrebbero diventare premier”. Un ampio articolo sulla Matinale du Monde spiega inoltre i motivi per i quali “gli europei tremano dinanzi al prossimo governo italiano”. “La prospettiva di una coalizione anti-sistema lascia temere a Bruxelles che Roma infranga le regola di bilancio dell’Ue”, secondo il quotidiano britannico The Guardian la reazione degli italiani rispetto alla prospettiva che un partito anti-istituzionale come i 5 Stelle si unisca a un rivale di destra come la Lega, per formare un nuovo governo, è piuttosto scettica.
Non ci si domanda come questo governo che si va a formare, possa cancellare gli obiettivi di bilancio dell’Italia, tagliare le tasse, introdurre un reddito di cittadinanza e possibilmente contestare Bruxelles su una serie di trattati firmati. Per quanto concerne la politica estera dei paesi Ue, la politica di pressione di Donald Trump su Iran e Russia crea il tipo di incertezza che nessuno può prevedere. Costringe i leader europei a riunirsi e dichiarare la loro opposizione ai dettami di Washington e a forgiare un’identità indipendente mentre cercano di porre fine alle divisioni e alla sfiducia culturale che hanno portato a questo momento, per mancanza di unanimità fiscale. Tutto ciò che i nuovi leader italiani hanno ben chiaro in mente. Ma la stampa francese è scettica sulla capacità del nuovo governo di poter riallineare la politica interna dell’Italia a proprio favore, costringendo però Bruxelles ad affrontare la responsabilità di far avanzare l’Europa in un modo molto più equo che in passato. Il gas russo e il petrolio iraniano sono necessari alla Germania per mantenere la sua competitività. La minaccia dei dazi all’Europa di Trump come ricatto alla Germania sul gas russo rischia di ripercuotersi sull’euro. Questo dovrebbe spingere la Bce a prendere finalmente provvedimenti sul debito. I popoli europei vogliono relazioni standardizzate con la Russia e il commercio aperto, in particolare l’industria tedesca. Ci sono decine di miliardi di opportunità di investimento in Russia e Crimea in attesa della fine delle sanzioni. L’Italia prevede di porre fine alle sanzioni russe a luglio. La Merkel, “riluttante” è tuttavia d’accordo. Nel 2017, durante un vertice bilaterale con Putin, Angela Merkel ha ribadito come “la Russia sia un partner importante del G20”.  “Vorrei ci fossero le condizioni per togliere le sanzioni” che passano per “l’attuazione degli accordi di Minsk” sull’Ucraina, ha detto la cancelliera, sottolineando “l’importanza” del lavoro del Formato Normandia, “molto difficile” e che ha registrato anche “passi indietro”, ma nonostante tutto il processo va avanti. Ovviamente la soluzione della crisi è legata al processo politico di Minsk che si rivolge al futuro accordo, ha concluso. Vorremmo garantire che l’Ucraina abbia accesso al suo confine statale”. Donbass e Ucraina sono stati anche al centro del recente incontro bilaterale di Putin e Merkel a Sochi.
Del resto, ammorbidire la politica sanzionatoria europea, creare spaccature tra i paesi membri dell’Ue per tornare a trattare in forma bilaterale, arginando Bruxelles e indebolendo la Nato, promuovere i propri interessi politici, assicurare che l’Ue rimanga dipendete dal gas russo e, non ultimo, promuovere l’idea della Russia e dell’Eurasia come modello culturale e politico alternativo al predominio dei “valori occidentali”, sono alcuni dei motivi per cui, da alcuni anni, il Cremlino strizza l’occhio ai partiti anti-establishment in Europa, tra cui vi sono anche gli italiani Lega Nord e Movimento Cinque Stelle. Il fenomeno è diventato cosí esteso che c’è chi ha parlato di una “potente associazione pro-Cremlino” al Parlamento europeo, dopo la nascita del gruppo politico “Europa delle Nazioni e della Liberta'” (Enf), formato da alcuni partiti nazionalisti, euroscettici, che chiedono l’uscita dei propri paesi dall’Euro e che guardano al presidente russo Vladimir Putin come un modello. Tra i leader dell’Enf: Marine Le Pen, del francese Fronte Nazionale e Geert Wilders, leader dell’olandese Party for Freedom. Ma questa “associazione pro Cremlino” in Europa ha sostenitori anche in altri Paesi. Come la Spagna, dove il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha accusato l’Occidente di una “doppia morale” sulla Russia; oppure la Grecia, dove Alba Dorata e il partito del premier, Siryza, hanno rapporti non solo con Mosca, ma anche con il controverso Aleksandr Dugin, ideologo del neo-eurasismo russo. Secondo le indiscrezioni di Wikileaks, il partito bulgaro Ataka ha stretti legami con l’ambasciata russa a Sofia e non nasconde la sua simpatia per Putin. La formazione politica bulgara sostiene la necessità di riconoscere la Crimea come Russia. In Bulgaria il presidente è il filo-russo Rumen Radev, conservatore e fan di Donald Trump, favorevole all’abolizione delle sanzioni a Mosca. Contemporaneamente, in Moldova è stato incoronato presidente un altro putiniano, Igor Dodon, leader dei socialisti che si ispira apertamente al capo del Cremlino, di cui dice di ammirare il suo potere autoritario. Radev si oppone all’ingresso del suo paese alla Nato e promette di aderire all’Unione euroasiatica, guidata dalla Russia. I venti stanno cambiando e, con la sferzata italiana di questo nuovo governo, quanto pensate che ci mettano gli altri partiti europei anti-establishment a capire e a premere per voler seguire la stessa scia patriottica? L’unione di intenti e il coraggio possono smuovere montagne.
Cinzia Palmacci

3 Commenti

Commenta