Roma, 29 nov – Il governo gialloverde fino ad oggi non ha mostrato forza e volontà di cambiare in meglio la nostra politica estera. In particolare, nessuno ha notato repentini scatti in chiave di riaffermazione della sovranità italiana nell’ambito delle relazioni internazionali. Tutto insomma sembra procedere nel solco dei precedenti esecutivi, chini di fronte alle imposizioni Ue e d’oltreoceano. Le parole del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, pronunciate ieri a margine del convegno “Studiare tra le due sponde del Mediterraneo per costruire un ponte fra le culture”, organizzato dalla Luiss, aprono però spiragli sin qui inaspettati.

Secondo il ministro, infatti, il presidente siriano “Assad può essere ancora un interlocutore”. Meglio tardi che mai, potremmo facilmente notare. Ammesso che questa tardiva presa di posizione sia seguita da passi diplomatici concreti. Certo, non possiamo parlare di tempismo perfetto né di sconvolgenti dichiarazioni. Quello che andiamo dicendo su questo giornale da anni, fa giusto adesso capolino tra i banchi del governo. Eppure qualcosa sembra muoversi, e di questi tempi non è poco. “L’importante è che alla fase cruenta segua una fase di pace e a questa si accompagni immediatamente una democratizzazione”, ha poi precisato il ministro degli Esteri.

Anche qui si potrebbero aprire diverse parentesi, facendo notare a Moavero che, là dove Assad governa, la pace è già una realtà. Ma sarebbe già un grande passo, ad esempio, se l’Italia decidesse finalmente di riaprire la sede diplomatica a Damasco. Giusto per tornare ad essere noi degli interlocutori credibili in Medio Oriente. Intanto però, fosse mai che ne azzecchi una, Repubblica ha visto bene di riportare le parole del ministro cogliendo al contempo l’occasione per tirar fuori di nuovo la storiella delle armi chimiche utilizzate dal regime siriano. D’altronde nessuno ormai si stupisce più, il quotidiano fondato da Scalfari non perde né il pelo né il vizio. E continua a remare seguendo la stessa corrente, in direzione ostinata e contraria agli interessi italiani.

Eugenio Palazzini

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  1. Moavero dice;”L’importante è che alla fase cruenta segua una fase di pace e a questa si accompagni immediatamente una democratizzazione” Quello che dice non è una novità ma la solita balla dei globalisti secondo cui in Siria non c’è democrazia e che ci penseranno loro, e non il popolo siriano, a organizzargli le elezioni e la costituzione.La dittatura finanziaria che ha armato l’isis per conquistare la Siria e spartirsela non solo ha prodotto l’uccisione di centinaia di migliaia di innocenti civili musulmani e cristiani ma stà continuando ad affamare il popolo siriano con sanzioni mirate al genocidio di un popolo intero.

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