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Roma, 26 set – Ha difeso il matrimonio fra divorziati, celebra liturgie per le coppie omosessuali cattoliche e contesta il celibato dei preti e la preclusione del sacerdozio alle donne. Si chiama Gabriel Ringlet, 75 anni, ed è il sacerdote belga che ha deciso di “accompagnare” e confortare nelle ultime ore di vita coloro che scelgono di ricorrere all’eutanasia. Teologo, scrittore e professore di giornalismo all’antica Università cattolica di Lovanio, ha sostenuto pubblicamente la pratica, in un libro intitolato Vous me coucherez nu sur la terre nue, (letteralmente: “mi stenderete nudo sulla nuda terra”). L’eutanasia è stata legalizzata 17 anni fa in Belgio, anche se viene concessa solo in casi estremi.

“Cerco di rendere concreto il passaggio spirituale – spiega nel suo sito internet – attraverso cure palliative, carezze, profumi, perché so per esperienza che il corpo, soprattutto quello più ferito, ha bisogno di respiro, di contatto. E posso addirittura parlare di gioia”. Ringlet utilizza una serie di “riti” di sua invenzione che sarebbero mirati a rendere il passaggio meno brutale. Sembrerebbe quindi più preoccupato del benessere psicofisico dei suoi “fedeli” che della salvezza della loro anima. La sua posizione sull’eutanasia contesta quella della Chiesa Belga, che è famosa per le sue aperture sulle cure palliative per i malati terminali ed è contraria all’accanimento terapeutico. Persino il primate del Belgio, il cardinale Joseph De Kesel, molto vicino a Papa Francesco, che pure ha una posizione di apertura nei confronti del matrimonio fra divorziati, dell’accoglienza degli omosessuali in chiesa ed è tollerante nei confronti dell’Islam, osteggia però con vigore l’eutanasia. Che cosa vi sia di “religioso” nell’attività e nelle idee di Ringlet, o quale giovamento spirituale possano trarne i suoi assistiti, invece, non ci è dato di sapere.

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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