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Roma, 28 ago – Dei tanti impieghi a cui il milionario street artist Banksy poteva destinare i suoi soldi, indovinate dove è caduta la scelta? Ma sull’immigrazione, ovviamente, e in particolare sulle Ong che mirano a trasformare il sud Italia nell’hotspot d’Europa. Il graffittaro, la cui identità ad oggi rimane ancora avvolta nel mistero, ha acquistato infatti uno yacht e starebbe finanziando l’ennesima iniziativa di «soccorso» (leggi: recupero clandestini «dimenticati» in mezzo al Mediterraneo dagli scafisti – tanto poi c’è chi sgomita per accaparrarseli) nell’infuocato tratto di mare tra la Libia e l’Italia.  La barca si chiama Louise Michel, in omaggio a una anarco-femminista francese vissuta a cavallo tra l’800 e il ‘900. Secondo quanto riportato dal Guardian l’imbarcazione è salpata il 18 agosto scorso dal porto spagnolo di Burriana, vicino a Valencia, ed è già arrivata Mediterraneo centrale, dove si è data subito da fare: ieri ha recuperato 89 immigrati, per i quali è immediatamente scattata la richiesta di porto sicuro:

Sempre il Guardian racconta le origini del progetto, che risale al settembre 2019: in quel periodo Banksy aveva scritto a Pia Klemp, collega di Carola Rackete ed ex «capitana» di varie barche Ong tra cui la Sea Watch 3 e la Sea Sheperd: «Ciao Pia, ho letto la tua storia sui giornali», scriveva. «Sono un artista del Regno Unito e ho fatto alcune opere ispirate alla crisi dei migranti. Ovviamente non posso tenere per me i soldi. Potresti usarli tu per comprare una barca o qualcosa del genere? Fammi sapere per favore, buon lavoro, Banksy».

Sbombolettata di vernice rosa shocking, con l‘iconico disegno della bimba immigrata dentro al giubbotto salvagente – perché, chiaramente, dipingere uno dei pasciuti ragazzoni subsahariani che formano la maggioranza delle comitive di immigrati non avrebbe avuto lo stesso impatto emotivo –  la Louise Michel batte bandiera tedesca e consta di un equipaggio di una decina di persone. Klemp sostiene che la missione non è umanitaria ma «anti-fascista e femminista», (sic): per questo motivo solo le donne che compongono l’equipaggio sono democraticamente «autorizzate a parlare a nome dell’iniziativa». A tal proposito, così dichiara Claire Faggianelli, una delle attiviste che ha partecipato alla prima missione della nave soccorso di Banksy. «Vogliamo svegliare la coscienza dell’Europa».

Cristina Gauri

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