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Roma, 3 mar – Tutto come previsto, o per meglio dire lasciato intendere nei giorni scorsi. L’Unione europea verserà un cospicuo obolo alla Turchia per frenare l’ondata di immigrati irregolari verso la Grecia causata dalla stessa Turchia. “Continuiamo a sentire dalla controparte turca che i soldi” destinati ai progetti per l’accoglienza dei richiedenti asilo in Turchia “non arrivano”. Al contrario, “i soldi sono stati impegnati e verranno erogati come previsto”. E’ quanto assicurato oggi da Peter Stano, portavoce del Seao (Servizio europeo per l’azione esterno), durante un incontro con la stampa a Bruxelles. “I contatti (con il governo di Ankara, ndr) – ha fatto sapere Stano – sono focalizzati su quanto è importante rispettare gli impegni. Siamo focalizzati su questo, che è il principale messaggio dell’Ue. C’è stato un accordo” e l’Ue ha sottolineato l’importanza di “rispettare gli impegni previsti nell’accordo”.

L’inutile accordo con la Turchia

L’accordo a cui si riferisce il portavoce del Seao è quello tra Ue e Turchia del marzo 2016. Vediamo allora, nei punti principali, cosa prevede. Testualmente: “Per ogni siriano rimpatriato in Turchia dalle isole greche un altro siriano sarà reinsediato dalla Turchia all’UE tenendo conto dei criteri di vulnerabilità delle Nazioni Unite”. Sì, avete letto bene, parafrasando l’adagio pentastellato “un immigrato vale uno”, dunque si propone uno scambio alla pari. E ancora: “La Turchia adotterà qualsiasi misura necessaria per evitare nuove rotte marittime o terrestri di migrazione irregolare dalla Turchia all’UE e collaborerà con i paesi vicini nonché con l’UE stessa a tale scopo”. Esattamente quattro anni dopo stiamo appurando che è vero il contrario, cioè la Turchia adotta misure per incentivare le rotte.

Altro punto dell’accordo del 2016? Eccolo: “Una volta terminati, o per lo meno drasticamente e sostenibilmente ridotti, gli attraversamenti irregolari fra la Turchia e l’UE, verrà attivato un programma volontario di ammissione umanitaria. Gli Stati membri dell’UE contribuiranno al programma su base volontaria”. Pura fantascienza, come stiamo appurando in queste ore, visto e considerato che il governo turco continua a utilizzare i flussi di immigrati irregolari come arma di ricatto. E la fantomatica redistribuzione “su base volontaria” è assai facilmente traducibile con: arbitraria decisione di ogni Stato membro.

Fino al prossimo ricatto

L’ultimo punto dell’accordo è stato poi del tutto disatteso: “L’UE e i suoi Stati membri collaboreranno con la Turchia per migliorare la situazione umanitaria in Sira, in particolare in talune zone limitrofe della frontiera turca, nel quadro di qualsiasi sforzo congiunto che possa consentire alla popolazione locale e ai rifugiati di vivere in zone più sicure”. Insomma l’Unione europea invoca vecchi accordi inutili, per non dire dagli esiti disastrosi. E ha deciso, per l’ennesima volta, di sottostare al ricatto di Erdogan. Dunque verserà ancora milioni di euro alla Turchia affinché blocchi i flussi di clandestini verso i confini greci. Tutto questo, ça va sans dire, fino al prossimo analogo ricatto di Erdogan.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. Quindi, se interpreto bene l’articolo, la cara EU non gradisce piu’ di tanto le ‘boldriniane’ risorse, al punto che e’ piu’ che ben disposta a metter mano alla scarsella per pagare profumatamente il novello ‘sultano’ (ovvero colui che ha mandato in malora la Turchia) perche’ se le tenga nel cortile di casa…

    Tuttavia c’e’ qualcosa che non mi convince: se le citate risorse non sono ben gradite [in Europa continentale] e se il nostro patrio suolo e’ compreso nella EU, perche’ quando vengono raccattate a mare dalle varie ONG (europee!) e scaricate in Italia l’EU tace [e quindi acconsente] senza battere ciglio (ovvero, in caso di percepito italico razzismo, stracciandosi le vesti ed ululando al ritorno del Nazionalsocialismo)?

    Grazie per l’attenzione

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