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La Valletta, 2 lug – La chiusura dei porti alle Ong da parte del governo italiano sta rapidamente mutando il quadro nel Mediterraneo. La tratta dalla Libia si è fermata. E’ un duro colpo per i trafficanti di esseri umani. E anche Malta sta facendo la sua parte: dopo l’indagine sull’Ong tedesca Mission Lifeline e l’arresto del capitano della nave – indagato per aver “ignorato le istruzioni dategli dalle autorità italiane secondo le regole internazionali” – , ora tocca alla nave di Sea-Watch, sottoposta a fermo. A confermarlo la stessa Ong (anche in questo caso tedesca): “Alla richiesta di lasciare il porto – si legge si profili social – apprendiamo che la nave è sottoposta a fermo. L’autorità portuale non fornisce motivazioni tecnico-legali. La riceviamo come una deliberata restrizione della nostra libertà volta a impedire l’attività di soccorso”. Al di là della solita retorica buonista, il fatto è che la scorsa settimana l’organizzazione tedesca è stata attenzionata con l’acquisizione di carte e documentazioni trovati sulla nave.
Pia Klemp, capitano del Sea-Watch 3, si lamenta: “La nostra nave ha una registrazione adeguata e ha il pieno diritto di battere la bandiera olandese. Saremmo la squadra di soccorso meglio equipaggiata e addestrata nell’area di operazione e non ci sono finora basi legali per giustificare la detenzione della nostra nave. Ci aspettiamo che le autorità ci permettano di navigare immediatamente”.
Sea-Watch è nota per aver avuto non pochi problemi con le autorità libiche. Nell’ottobre del 2017, per esempio, la Guardia costiera libica accusò l’Ong di essersi messa di traverso per impedire il salvataggio di alcuni immigrati che, ovviamente, sarebbero stati riportati indietro e non in Italia.
Stavolta invece niente salvataggi. Per adesso la nave di Sea-Watch resta a Malta. E forse così si risparmieranno davvero vite umane.





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