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Bruxelles, 18 set – Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, torna ad attaccare l’Italia sul fronte immigrazione. “Lo sforzo per mettere fine alla crisi delle migrazioni è un compito comune di tutti gli Stati membri e delle istituzioni Ue. Voglio dirlo apertamente: se alcuni vogliono risolvere la crisi, mentre altri vogliono usarla, rimarrà insolubile“. Nella sua lettera di invito ai leader Ue prima del vertice informale che si terrà giovedì prossimo a Salisburgo, Tusk non fa nomi, ma un destinatario certo della sua critica è il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Come riporta una fonte diplomatica, il presidente del Consiglio europeo è convinto che il vicepremier “non ha alcun interesse a risolvere la crisi” immigrazione. “E’ tipico – nota – per un mese non abbiamo sentito nulla, poi improvvisamente, nella settimana del vertice sulle migrazioni”, tornano i tweet sull’argomento. “Sono tattiche di comunicazione“, dice.
Secondo il diplomatico (che non è italiano, come riporta l’AdnKronos), il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi parla “un altro linguaggio”, anche perché, sottolinea, il titolare della Farnesina “non ha l’aspirazione di guidare il Paese“. Il fatto è, spiega, che quella sull’immigrazione “non è una crisi di politiche, ma una crisi politica”. Il fatto è che è difficile risolvere una “crisi politica” attraverso semplici “politiche” volte a gestire i flussi migratori, dato che “i problemi sono a livello politico”. E’ a quel livello, più alto, che devono essere trovate soluzioni.
Il governo italiano tra l’altro, secondo la fonte, troverà anche “difficile vendere” agli altri Paesi la tesi per la quale l’operazione Sophia “dovrebbe cambiare completamente”. Come è noto, il nostro governo vuole che i porti di sbarco dell’operazione non siano soltanto italiani ma che si applichi una rotazione tra Paesi membri.
In ogni caso, ammette, i riflessi politici dell’emergenza immigrazione non sono una questione “esclusivamente italiana”, visto che ognuno ha i suoi problemi, come il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer. “Finora, comunque, l’Italia ha detto molte cose, ma alla fine si impegnano normalmente a trovare soluzioni europee” nelle sedi opportune, nota. E il nostro Paese, ricorda, “ha fatto molto, specialmente in Libia”. In realtà, a parte la Polonia, molti, “persino l’Ungheria”, concordano in qualche misura sul fatto che “i rifugiati vanno condivisi”. Ciò che ha avvelenato il dibattito tra gli Stati membri, conclude, è stata “l’obbligatorietà” della condivisione, attraverso il programma Ue di ricollocamenti dei richiedenti asilo, rifiutato o di fatto boicottato dai Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia).

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