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Roma, 18 set – Il vertice del governo sulla legge di Bilancio non è stato risolutivo. Dopo tre ore, il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, i titolari dell’Economia, Giovanni Tria e degli Affari Ue, Paolo Savona, – come era prevedibile – non hanno trovato la quadra. Torneranno a riunirsi nei prossimi giorni per mettere a punto i numeri della manovra. Ma la coperta, come si dice, è corta. Al termine dell’incontro, i vertici del governo erano concordi sull’importanza dei tagli agli sprechi, anche nell’ottica di rastrellare le coperture finanziarie per le richieste di Lega e 5 Stelle.
“Il vertice – assicura Conte – si è svolto in totale armonia ed è emerso l’obiettivo condiviso di provvedere ad una profonda revisione della spesa, volta a massimizzarne l’efficienza attraverso il taglio degli sprechi“. Quello che sarà il rapporto tra il deficit e il prodotto interno lordo del 2019 “sarà l’ultima cosa che saprete”, aveva detto lo stesso premier ai giornalisti prima del vertice, ricordando che la manovra si occuperà anche di sanità.
A tal proposito, il ministro Giulia Grillo chiede un intervento per ridurre la spesa a carico dei cittadini, con la revisione dei ticket, e maggiori risorse per i contratti di lavoro. Il ministro Tria, invece, è fermo sulla sua intenzione di tenere l’obiettivo di deficit del prossimo anno intorno all’1,6%. Un valore che consentirebbe una riduzione del rapporto debito/Pil ma anche una leggerissima riduzione del deficit rispetto a quest’anno. Lega e M5S, tuttavia, continuano a premere perché l’asticella sia fissata a un livello più alto, vicino al 2%, perché intendono portare a casa le riforme economiche promesse in campagna elettorale.
Rispetteremo gli impegni con gli italiani su tasse, pensioni, reddito di cittadinanza e maggiori posti di lavoro. Gli esperti sono al lavoro per recuperare sprechi ma soprattutto per assicurare riforme coraggiose“, ha detto il ministro dell’Interno Salvini dopo il vertice. “Le scelte sulla legge di Bilancio devono essere coraggiose – ha commentato il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio – . La mia posizione è ferma: vanno tagliati tutti gli sprechi, tutti i rami secchi“.
Ma, al di là della sbandierata unità d’intenti, Lega e 5 Stelle sono pronti allo scontro. La cosiddetta pace fiscale della Lega continua a creare imbarazzi tra i grillini, mentre nel Carroccio si punta il dito contro il reddito di cittadinanza, che secondo Carlo Sibilia (M5S) dovrebbe partire se non a gennaio almeno a marzo del 2019, e l’adeguamento delle pensioni minime a 780 euro, obiettivo irrealizzabile per gli esperti leghisti. “Il M5S non voterà nessun condono. Non sto dicendo che la Lega voglia fare questo però, per quelli che sono i nostri valori, deve essere ben chiaro”, precisa Di Maio, sottolineando che “dobbiamo premiare le fasce deboli della popolazione non chi si è portato i soldi all’estero e vuole farli rientrare”.
Il governo è d’accordo sulla necessità di valutare riforme strutturali così come il loro impatto sulla crescita economica. Ma alla fine i punti focali ribaditi sono flat tax, reddito di cittadinanza, superamento della legge Fornero. I provvedimenti di bandiera di Lega e 5 Stelle. Servirebbero circa 40 miliardi. Ma Tria è disposto a trovare coperture per massimo 20 miliardi. Se la matematica non è un’opinione, Salvini e Di Maio saranno presto ai ferri corti.
Adolfo Spezzaferro

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