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Ottawa, 5 ott – La Life Chain (“catena della vita”) è una forma di protesta silenziosa dove i partecipanti restano agli angoli degli incroci stradali, sui marciapiedi, e non sono autorizzati ad iniziare conversazioni coi passanti, men che meno a polemizzare o assumere atteggiamenti aggressivi. Tutto ciò che fanno è tenere in vista dei cartelli che recitano frasi come “L’aborto fa male alle donne” o “L’adozione è l’opzione amorevole”.
Si tiene tutti gli anni in Canada, e domenica scorsa Marie-Claire Bissonnette, giovane coordinatrice della Campagna Life Coalition, stava prendendovi parte con alcuni suoi compagni per le strade di Toronto, quando è stata attaccata da alcuni attivisti di sinistra. Intorno alle due del pomeriggio ha fatto la sua comparsa una donna sulla trentina, che ha affiancato la Bissonnette, con un cartello recante la scritta “Il mio corpo, la mia scelta, il mio diritto”, in evidente contrapposizione ma senza dare il via ad alcun alterco. Circa mezzora dopo, però, un uomo sui trent’anni ha preso a scarabocchiare due dei cartelli degli attivisti, per passare infine a disturbare fisicamente gli stessi, arrivando a imbrattarne gli indumenti. A quel punto si è avvicinato alla militante pro-aborto cercando una spalla, ma non trovando solidarietà da parte sua ha aggredito verbalmente la giovane e infine assestato un calcio in faccia a Marie-Claire, che a quel punto stava filmando la scena. Dopo aver borbottato un “volevo colpire il tuo telefono” si è quindi dato alla fuga, strappando di dosso la coccarda simbolo della manifestazione alla militante pro-vita.
In un lungo articolo su internet, la Bissonnette parla dell’accaduto e racconta ciò che già si sa, ma non si può dire. E cioè che questa leggenda degli attivisti pro-vita che attaccano violentemente sparute fanciulle all’uscita dalle cliniche o alle contro manifestazioni, è proprio questo: una leggenda. Una bugia bella e buona, che i media mainstream supportano senza avvalorarne la tesi con numeri o dati, mentre dall’altra parte si sommano i casi di attivisti pro-vita attaccati in maniera violenta, che non vengono quasi mai riportati e – quando lo sono – vengono trattati con indifferenza e archiviati.
“Lo stesso giorno, uno dei nostri militanti pregava silenziosamente all’angolo a Mississauga quando una donna gli si è avvicinata e gli ha versato addosso della vernice. Non è un caso unico né raro” racconta la Bissonnette. Nel 2014, per esempio, Michael Panagapko di Toronto è stato condannato per aver aggredito una donna durante il Life Chain del 2013: “Dopo averle rovesciato dell’acqua sul volto, le gettò la bottiglia in faccia, la tirò a terra per i capelli e la colpì a pugni e calci, prima di tirare fuori un coltello col quale la minacciò di morte. Youtube è pieno di prove documentate di attacchi violenti a pacifisti pro-life”.
In tutto questo, dove è finito il giovane antifascista che ha attaccato Marie-Claire? Chissà. Per ora si è potuti risalire al suo nome, Jordan Hunt, e una volta che il video è diventato tra i più popolari su YouTube si è scoperto che lavora come parrucchiere presso un salone di acconciature a Toronto, il Noble Studio 101 Hair Studio. Raggiunti da incalzanti domande sui social network, i titolari del negozio hanno voluto chiarire di aver immediatamente sospeso il contratto di lavoro con Hunt, che non risulta reperibile.
Come abbiamo visto mille volte, dove comincia un’idea differente da quella dei liberal comincia la loro violenza, e subito dopo la loro vigliaccheria.

Alice Battaglia

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