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Pompei, 5 ott – Gli archeologi di Pompei non credevano ai loro occhi, quando hanno scoperto uno straordinario giardino sotto la cenere che ha sepolto la città duemila anni fa. Si tratta del più grande larario finora rinvenuto a Pompei, ossia il luogo dedicato al culto dei Lari, gli spiriti protettori degli antenati defunti. Il larario appena scoperto è composto da grande altare custodito da una coppia benaugurante di serpenti, il tutto attorniato dalle raffigurazioni di un pavone, di fiere dorate e di uccelli che volano in un cielo azzurro. Inoltre, vi si possono ammirare un pozzo, una grande vasca colorata e il ritratto di un uomo con la testa di cane.
Il larario, pressoché integro, è veramente un piccolo gioiello, «una stanza meravigliosa ed enigmatica che ora dovrà essere studiata a fondo», come afferma il direttore del Parco Archeologico, Massimo Osanna. Che si tratti di un luogo deputato al culto degli antenati è evidente grazie alla presenza di un’arula in terracotta con i resti delle offerte bruciate. Non è invece ancora chiaro chi fosse il proprietario dell’abitazione, che sicuramente doveva però appartenere a una famiglia ricca e agiata: «Chissà che non lo rivelino i lavori dei prossimi mesi, quando verranno liberate dai lapilli altre due stanze che si affacciavano sul giardino», dice sempre Osanna. Ad ogni modo, la scoperta del larario «è un tesoro inaspettato che viene da qui».
I Lari (dal latino lar, «focolare», a sua volta derivato dall’etrusco lar, «padre») erano divinità venerate dai Romani, in particolar modo nel culto privato presso il focolare domestico con Vesta e i Penati. Il lare familiare vegliava sulle fortune della casa e a lui i membri della famiglia rendevano culto quotidiano. Nell’arte romana, i Lari sono spesso raffigurati come giovanetti ricciuti, con tunica corta, cinta e alti calzari, talvolta con in mano una cornucopia, simbolo di abbondanza e fertilità.
Vittoria Fiore

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