Roma, 4 ott – A soli due giorni dalle sontuose e sentite celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Gandhi, nel Madhya Pradesh alcuni ignoti hanno profanato uno dei Bapu Bhawan, cioè dei luoghi di culto eretti in nome del Mahatma, scrivendo “traditore” sulla foto e rubandone l’urna contenente le ceneri.

Dopo la morte del santone i familiari distribuirono in giro per l’India le sue spoglie, dividendole in 12 urne, una delle quali a Laxman Bagh dove è avvenuto il furto, mentre parte delle ceneri vennero lanciate alle congiunzioni dei “tre mari” del sud e dei tre fiumi sacri del nord. In passato vi erano già stati molti episodi di vandalismo nei confronti delle statue di Gandhi, operati dai nazionalisti hindu e dai dalit, che non hanno mai accettato la sua visione pietista verso le caste più basse (li chiamava “figli di Dio”) ancora oggi socialmente oppresse dal sistema vedico. Ma prima d’ora non si era mai verificato alcun caso di profanazione come invece è avvenuto nei giorni scorsi.

Il giorno della celebrazione, il funzionario del Congresso nazionale Ram Krishn Sharma aveva raggiunto il luogo di culto per ossequiare le reliquie, salvo scoprire che l’urna era stata trafugata, le foto rovesciate e sopra al suo poster qualcuno aveva scritto con vernice scura: Rashtra drohi (“anti-patriottico”). La polizia ha avviato le indagini che finora non hanno dato alcun risultato. I principali sospettati sarebbero vicini agli ambienti estremisti ultrareligiosi della RSS, l’organizzazione di difesa dell’induismo a cui apparteneva proprio Nathuram Godse, l’assassino del Mahatma. 

Cristina Gauri

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