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Berlino, 17 dic – Nelle ultime due settimane i servizi di intelligence tedeschi hanno lanciato un allarme riguarda una nuova minaccia che arriva dalla Cina: l’uso dei social network ai fini di spionaggio. Si è trattato di un allarme dalla forma atipica, particolarmente circostanziato rispetto alla solita prassi dei servizi di parlare in termini vaghi e generali quando sono costretti ad affrontare una questione in pubblico, sempre senza entrare nei dettagli per non fornire alcun tipo di informazione operativa riguardo a quel che effettivamente si conosce (e a come lo si è ottenuto) sia per non mettere in difficoltà il decisore politico che poi dovrà agire sulla base delle informazioni rese disponibili dall’intelligence.

Stavolta Hans Georg Massen, capo dell’agenzia per la sicurezza domestica tedesca, ha esplicitamente parlato di un tentativo di cinese di utilizzare il social Linkedin come strumento di spionaggio per stringere contatti tra i membri della classe dirigente tedesca e reclutare informatori, sia consapevoli che inconsapevoli.

In aggiunta sono stati resi noti i nomi di alcuni profili, già bloccati da Linkedin, costruiti dallo spionaggio cinese: finte fotografie, finte esperienza lavorative, ruoli in finte aziende o agenzie del governo. Una operazione che pare comunque aver avuto un certo successo: sarebbero circa 10.000 i cittadini tedeschi che hanno avuto contatti con profili dichiarati sospetti e tra le vittime troviamo diplomatici tedeschi, ricercatori, assistenti parlamentari.

Ai bersagli contattati venivano offerte diverse possibilità, il cui fine era in realtà trovare una scusa per portare il bersaglio in Cina dove avrebbe potuto essere fisicamente contattato dallo spionaggio locale ed al quale si potevano poi provare a chiedere (o estorcere) collaborazioni o informazioni: viaggio pagato e la possibilità di incontrare possibili clienti, frequentare conferenze o collaborazioni sembravano il metodo standard per operare quel che in gergo viene chiamato “l’aggancio della risorsa”.

Al momento non è possibile sapere quanto in profondità sia andata l’operazione e con quale successo: ma il fatto che irritualmente i vertici della sicurezza tedesca abbiano direttamente affrontato la questione in pubblico lascia intendere che il livello della minaccia sia da considerare elevato e che sia anche un segnale inviato al governo cinese sulla severità con cui verrà affrontata in futuro la questione.

Il governo cinese d’altro canto, ha lasciato rispondere un portavoce del Ministero degli Esteri che, laconicamente, ha invitato i rappresentanti tedeschi a “parlare ed agire con maggiore prudenza e riflettere sugli interessi di entrambi i paesi”. Una dichiarazione, al solito tipicamente cinese, interpretabile in molti modi.

Guido Taietti

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