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Roma, 17 dic – Forse qualcuno ricorderà la meravigliosa scena di Totò che riesce a vendere la fontana di Trevi ad uno sprovveduto straniero. Ebbene, se quella scenetta vi ha fatto ridere, alla luce delle recenti svolte di politica economica, potrebbe apparire come una sorta di inquietante premonizione.

È di questi giorni infatti la notizia che Padoan vuole inserire nella prossima manovra un emendamento che rende possibile vendere le proprietà del Demanio nazionale non solo (e sarebbe già grave) a privati ma anche a Stati esteri. Parliamo di spiagge e di immobili, ma anche di beni culturali genericamente intesi. Ovvero, appunto, la fontana di Trevi e simili, di cui l’Italia è traboccante. Che l’attuale classe politica, in particolare di sinistra, fosse composta da persone che esplicitamente disprezzano questo paese era oramai chiaro da tempo. Quello che però fa specie è il fatto che questa manovra sia così esplicitamente e spudoratamente anti-italiana e cada comunque nel silenzio generale.

Proviamo a riflettere un secondo: 3400 musei pieni di opere dal valore inestimabile, 2100 arre e parchi archeologici genericamente intesi, 43 siti Unesco. Sono queste le cifre di cui parliamo. Non siamo in grado di stimare a livello monetario quanto effettivamente valga tutto questo, ma siamo pronti a scommettere che il valore in mano oggi al Demanio tocchi cifre da capogiro.

La spiegazione di questa dismissione è del solito tipo: noi non li sappiamo “far fruttare”, perché abbiamo una pubblica amministrazione inefficiente, corrotta e clientelare, indi bisogna darli a chi “può generare indotto” anche per le nostre imprese, per esempio nel settore turistico. Possiamo dunque tranquillamente parlare dell’ennesimo capitolo dell’infinita saga della prostituzione nazionale agli appetiti stranieri nota come “valorizzazione del turismo”, in questo caso (se la proposta fosse approvata) cedendo direttamente ad essi il più grande patrimonio culturale del mondo.

Spiace dare una notizia ai fanatici del “made in Italy” ma abbiamo una notizia per loro: il Duomo di Milano o la galleria degli Uffizi non sono stati costruiti per permettere agli stranieri di fotografarli. Questo scopo al massimo può valere per qualche orrenda chiesa protestante in Germania o Danimarca che però, essendo spoglia come una cella frigorifera, non presenta nemmeno nulla che sia immortalabile.

Il tradimento implicito contenuto in questo emendamento è tanto più grave in quanto avviene in Italia, la patria dell’arte, della bellezza e della gioia di vivere, ma anche di quel diffuso sentimento di avversione per se stessi che abbiamo definito “autorazzismo”. Che, come possiamo ben vedere, si manifesta nella eterna vocazione alla “pericolosa industria del forestiero”, cancro di questa sciagurata nazione.

Matteo Rovatti

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