Roma, 1 feb – Non contenta di rinvigorire la sua alleanza con Islamabad, come illustrato dal prestito di 4,2 miliardi di dollari concesso alla banca centrale pakistana dal Fondo saudita per lo sviluppo, l’Arabia Saudita prevede di sfruttare nuovamente il know-how nucleare gelosamente custodito dell’Inter-Services Intelligence (Isi) pakistano. I colloqui segreti dell’Arabia Saudita con Teheran non hanno diminuito le ambizioni nucleari di Mohammed bin Salman. È determinato a ottenere aiuto non solo dal Pakistan ma anche dalla Cina.

Nucleare e non solo: il filo che lega Cina, Pakistan e Arabia Saudita

L’Arabia Saudita ha già inviato esperti a Chengdu in Cina per ispezionare un reattore nucleare di nuova generazione, ma, al momento, è verso il Pakistan che il presidente della sicurezza dello Stato saudita, Abdulaziz bin Mohamed al-Howairini e quello dell’intelligence generale, Khaled bin Ali Al Humaïdan, si stanno rivolgendo. Al Humaidan ha persino fatto visita al suo omologo dell’Isi, Nadeem Ahmad Anjum, l’8 dicembre scorso nel tentativo di scongiurare qualsiasi tentativo da parte di Teheran di inserirsi in Afghanistan.

Riad ha inviato scienziati della città di King Abdullah per le energie atomiche e rinnovabili a sottoporsi a formazione negli stabilimenti nucleari pakistani, incluso il Kahuta Research Laboratory nella provincia del Punjab. In cambio, Mohammed bin Salman ha promesso al capo dell’esercito pakistano Qamar Javed Bajwa che sovvenzionerà il complesso militare-industriale pakistano, incluso il sito di produzione di carri armati Taxila e il complesso aeronautico di Kamra.

Il piano saudita

Il principe ereditario saudita e il suo ministro degli Interni, Abdelaziz bin Saoud bin Nayef, hanno anche chiesto ai capi dell’intelligence di istituire un nuovo servizio di controspionaggio nucleare. Il suo compito sarà quello di proteggere i fisici e le installazioni saudite, nonché gli scienziati pakistani e cinesi presenti nel regno. Se da un lato è evidente che questa collaborazione con la Cina non potrà che irritare profondamente l’intelligence americana è tuttavia altrettanto vero che questa scelta da parte dell’Arabia Saudita rappresenta un segnale tutt’altro che occasionale: Riad intende stringere partnership ad ampio spettro per soddisfare le proprie esigenze di autonomia energetica.

Roberto Favazzo

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