Roma, 19 dic – L’hanno ribattezzata “Rete del cyberspazio popolare della rivoluzione islamica” ed è, a tutti gli effetti, lo strumento dell’Iran nella guerra elettronica. Guidato da Reza Salarvands del comando informatico Pasdaran, il fronte ora sembra essere un vero e proprio terzo esercito al fianco del Corpo delle guardie della rivoluzione e dell’esercito regolare.

Fa parte del comando di difesa informatica dello stato maggiore generale dell’esercito, a sua volta parte del Consiglio Supremo del Cyberspazio. L’unità è guidata da Gholamreza Soleimani (non imparentato con l’omonimo generale, protagoniosta della guerra contro l’Isis e assassinato quasi due anni fa), esperto informatico della forza volontaria paramilitare Basiji. Ha una serie di ruoli diversi, tra cui sabotaggio, spionaggio e i cosiddetti psicopatici (operazioni psicologiche). Riceve, inoltre, aiuto direttamente da Mosca, che sta anche assistendo l’emergente esercito informatico siriano e la forza informatica Hezbollah che si sta sviluppando rapidamente nella roccaforte dell’organizzazione nella periferia meridionale della capitale libanese Beirut.

I gruppi di guerra elettronica dell’Iran

La forza di guerra elettronica dell’Iran è composta da piccoli gruppi specializzati. Ognuno con un proprio ruolo specifico. Il gruppo 39 è responsabile delle società di hacking di interesse, in particolare negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita, in Giordania e in Israele. Il gruppo 35 si concentra sulla raccolta di informazioni su personalità e istituzioni degli Stati Uniti d’Americani. Il terzo, il gruppo 34, lavora invece specificamente sulla sola Arabia Saudita, il principale avversario in chiave di politica regionale. In ultimo, il gruppo 33 si rivolge alle compagnie aeree e agli organismi di regolamentazione industriale regionali e internazionali, in particolare in Corea del Sud.

Nonostante i suoi sforzi, ad oggi appena accennati, l’Iran rimane ancora vulnerabile nel comparto. Basti pensare al recente attacco condotto dall’unità 8200 di Israele che nelle scorse settimane è riuscita a paralizzare 4300 stazioni di servizio a Teheran e dintorni.

Roberto Favazzo

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