Teheran, 20 nov – Dal 14 al 16 novembre si è svolta a Teheran la 33esima Conferenza sull’Unità Islamica, con la partecipazione di personalità importanti e attivisti provenienti da vari Paesi a maggioranza musulmana, sia sunniti che sciiti, tra cui Mohammed Abdul Sattar, ministro del Waqf siriano, e Na’im Qassem, vice segretario generale di Hezbollah. La conferenza è stata inaugurata con una cerimonia in cui hanno parlato il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rouhani, e altri importanti personalità del mondo islamico e si è conclusa con il discorso del presidente del Sistema giudiziario iraniano, Ebrahim Raisi; gli ospiti della conferenza sono stati anche ricevuti dalla guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.

Sunniti e sciiti hanno confermato la necessità di mantenere l’unità e di non farsi influenzare dalle ingerenze straniere delle élite guerrafondaie, di rispettare la sovranità delle nazioni, di tornare ai valori di pacifica coesistenza ribaditi dall’Islam e rinnegare i movimenti estremisti sostenuti dalle forze straniere. Il presidente del Sistema giudiziario Raisi ha in particolare sottolineato il bisogno di lottare contro il globalismo promosso dall’Occidente. Nel suo discorso rivolto agli ospiti della conferenza, la guida suprema ayatollah Khamenei ha negato che s’intenda la distruzione della comunità ebraica quando si parla in modo negativo di Israele; infatti nella stessa Repubblica Islamica dell’Iran vive una comunità ebraica. La guida suprema ha così respinto le accuse di antisemitismo. Ciò di cui si parla è l’illegittimità dell’ordinamento israeliano odierno e la necessità di sostituirlo con un ordinamento che rispetti il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.

Gli ospiti della 33esima Conferenza sull’Unità Islamica

La proteste in Iran e la propaganda di Amnesty

Purtroppo i media occidentali non hanno coperto questo evento, preferendo strumentalizzare le proteste avvenute negli ultimi giorni in Iran in opposizione all’aumento del prezzo del carburante. Le proteste sono state valutate come legittime da varie personalità politiche iraniane, tuttavia è stato ribadito che le manifestazioni e coloro che vi partecipano non devono minare la sicurezza della nazione e favorire atti vandalici, come è invece successo in alcune città iraniane dove è stato appiccato il fuoco ad alcuni edifici pubblici, scuole, centri di assistenza medica e così via.

Tre membri delle milizia governative basij sono stati uccisi, mentre non ci sono notizie finora di morti tra i manifestanti, al contrario di quello che sostiene Amnesty international attraverso le sue “fonti riservate” (riprese puntualmente dai media occidentali). Inoltre, è doveroso precisare che internet funziona a livello nazionale, i siti e le applicazioni interne, come quelli delle banche e degli altri servizi funzionano, ma non è possibile connettersi ai servizi di messaggistica come Whatsapp e Telegram per impedire che le proteste vengano deviate dal loro fine principale, che è quello di opposizione alle politiche sul carburante, e altresì che vengano manipolate dalle forze ostili esterne all’Iran.

Hanieh Tarkian

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