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Roma, 13 gen – Le forze dell’ordine iraniane hanno sparato ai manifestanti che protestavano in seguito all’abbattimento del Boeing 737 ucraino? Secondo alcuni testimoni e stando a quanto riportato dai media internazionali non ci sono dubbi a riguardo, ma il responsabile della polizia di Teheran, Hossein Rahimi, ha negato spiegando che al contrario agli agenti “è stato ordinato di moderarsi”. A riportarlo è l’agenzia stampa Fars. “Durante le proteste la polizia non ha sparato assolutamente perché gli ufficiali della polizia della capitale hanno dato ordine di agire con moderazione”, si legge ancora in una nota firmata dallo stesso Rahimi.

L’intervento di Trump

Nel frattempo il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, torna a incalzare il governo di Teheran: “Il consigliere per la sicurezza nazionale ha suggerito oggi che le sanzioni e le proteste hanno ‘soffocato’ l’Iran, costringendoli a negoziare. In realtà, non me ne potrebbe importare di meno se negoziano. Dipenderà totalmente da loro, ma niente armi nucleari e ‘non uccidete i vostri manifestanti‘”, ha scritto Trump in un post pubblicato su Twitter anche in lingua farsi.

L’utilizzo di quest’ultima non è però piaciuto al governo iraniano. Trump “disonora l’antica lingua persiana con le sue minacce”, ha scritto sempre su Twitter il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi. Dello stesso avviso Abbas Salehi, ministro della Cultura: “La lingua farsi è un simbolo della cultura iraniana”, ha dichiarato, specificando che “fino a ieri” proprio dal presidente statunitense erano giunte “minacce ripetute ai siti culturali dell’Iran”.

Proteste continue ma limitate

Le parole di Trump in ogni caso da una parte inducono il governo iraniano a denunciare interferenze americane nelle proteste di piazza e dall’altra contribuiscono ad alzare la tensione. I manifestanti continuano a protestare ma più che un tentativo di spallata ai leader della Repubblica islamica, accusati di aver taciuto sull’aereo ucraino abbattuto, la loro è un’esplicita richiesta di dimissioni dei responsabili dell’abbattimento del Boeing.

Le autorità hanno comunque messo in atto rigide misure di sicurezza, dispiegando anche forze antisommossa. A protestare sono in particolare gli studenti studenti delle università Sharif e Alzahra di Teheran, oltre a quelli dell’università industriale di Isfahan. “Hanno ucciso le nostre elites, le hanno sostituite con i religiosi”, è uno degli slogan scanditi dai dimostrati, riferendosi agli accademici rimasti uccisi nel disastro aereo. Centinaia di persone in piazza non segnano però un punto di rottura tra il popolo e le autorità, non c’è insomma un’insurrezione.

Eugenio Palazzini

 

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