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Roma, 19 feb – Il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha fatto sapere che l’organizzazione aumenterà gli effettivi presenti in Iraq passando gradualmente da una forza di 500 soldati a una di 4.000. L’obiettivo – secondo i vertici dell’alleanza militare – è quello di addestrare le forze regolari dell’esercito di Baghdad, al fine di prevenire il terrorismo. Stoltenberg ha precisato che le truppe Nato non saranno impegnate in operazioni di combattimento, ma unicamente per supportare la preparazione militare dell’esercito, al fine di impedire che lo Stato Islamico rialzi la testa. Un impiego che si svolgerebbe nel pieno rispetto della sovranità irachena, quindi. E che rappresenterebbe una risposta a una richiesta diretta di Baghdad.

Le reali intenzioni della Nato in Iraq

Si tratta dunque di un atto di buona volontà? Ovviamente in tutto ciò non può che rientrare un superiore interesse geopolitico. Con l’era Biden è infatti finito l’isolazionismo statunitense. La nuova amministrazione ha infatti l’obiettivo specifico di limitare l’influenza di Mosca nell’area. Quella russa non meno di quella iraniana, ora che si stanno complicando le trattative per un rientro bilaterale e pacifico nell’accordo sul nucleare (Jcpoa). Altro che lotta all’Isis, quindi. Ciò che preoccupa l’asse Washington-Bruxelles è l’eccessivo rafforzamento degli altri attori regionali e internazionali, compresa la Turchia – membro della Nato – i cui tentativi di intromettersi negli affari iracheni potrebbero essere canalizzati in questa missione.

“Rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale irachena”. Sono parole che ci dicono molto su come si comporterà l’Alleanza Atlantica negli anni di Biden.
Se la Nato intende rafforzare la sua presenza in Iraq è anche perché interventi come l’uccisione di Qassem Soleimani si sono rilevati controproducenti per la diplomazia. Si intende allora contrastare la presenza iraniana con un deterrente militare proprio e non più con attacchi diretti alla parte avversaria. Sul fronte dell’integrità territoriale si intende invece rassicurare Baghdad circa la sua legittimità verso i territori del Curdistan iracheno.

Prospettive per il futuro

Sfumano quindi le speranze indipendentiste di Erbil, anello sacrificabile in vista del superiore obiettivo del mantenimento dell’Iraq sotto la sfera di influenza occidentale.
Scontata è una conflittualità tra le milizie filo-iraniane e le truppe occidentali in arrivo. I militari vicini a Teheran stavano già alzando la tensione ai danni delle truppe straniere, con attacchi mirati a militari, mezzi e strutture appartenenti agli Stati Uniti. Adesso saranno inevitabili ulteriori scontri e tensioni tra le forze in campo.

Giacomo Morini

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