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isis libiaRoma, 15 feb – Il nemico è alle porte, a meno di 200 miglia marine dalle nostre coste. E minaccia direttamente l’Italia.

Il nostro paese entra ufficialmente nella “lista nera” dello Stato Islamico, che dalle sue basi operative conquistate recentemente in Libia è ormai a ridosso delle coste siciliane. Dalla radio ufficiale dell’Isis è stato diffuso il seguente messaggio: “Il ministro degli esteri dell’Italia crociata Paolo Gentiloni, dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia ha detto che l’Italia è pronta a unirsi alla forza guidata dalle nazioni atee per combattere lo Stato islamico”. L’utilizzo del termine “crociato” per definire il nostro ministro degli Esteri è più che una scelta lessicale, in quanto pone la questione su un piano religioso e di conflitto armato Isis contro Europa ed occidente.

Di fronte alle minacce sempre più esplicite, il ministro Gentiloni ha ribadito la posizione dell’Italia, che “sta sostenendo le Nazioni unite che cercano di trovare una mediazione tra le diverse forze” nell’ormai famoso “quadro di legalità internazionale”, un modo più che altro di non decidere ma delegando la questione, che pure ci vedrebbe come principali interessati per ragioni storiche, geografiche e commerciali. Più esplicita in tal senso, invece, il ministro della difesa Pinotti: “L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato. Se in Afghanistan abbiamo mandato fino a 5mila uomini, in un paese come la Libia che ci riguarda molto più da vicino e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente”.

Con la Libia ormai balcanizzata in un tutti contro tutti, la Farnesina ha deciso di chiudere l’ambasciata di Tripoli, l’unica occidentale rimasta in attività nel corso degli ultimi convulsi mesi. Il personale diplomatico dovrebbe rientrare nei prossimi giorni, insieme anche a cittadini italiani residenti in loco. “Non si tratta di un’evacuazione -spiegano dal ministero in una nota- ma è in corso una delle preannunciate operazioni di alleggerimento dei connazionali presenti nel Paese”.

Intanto nel paese è a rischio la produzione petrolifera -che soddisfa(va) una consistente parte del nostro fabbisogno- si registrano scontri e sabotaggi alle principali infrastrutture di estrazione e trasporto di greggio e gas.

Filippo Burla

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