isis traffico di organiRoma, 25 dic – I lingotti d’oro della banca centrale irachena, i pozzi conquistati e il prezioso greggio venduto di nascosto alla Turchia, ora anche il traffico di organi. L’Isis non sembra mancare di inventiva quando si tratta di raccogliere fondi per continuare la sua guerra contro Siria e Iraq, attualmente – insieme alla Russia – le uniche nazioni direttamente impegnate contro le milizie dello Stato Islamico.

La compravendita di organi è, secondo un’interpretazione della legge coranica, vietata per i musulmani. Asportare organi da un prigioniero in vita sarebbe invece ammissibile. Lo riporta una fatwa, una sentenza religiosa che apre a tale possibilità, offrendo così anche una solida base “spirituale” a Daesh per questa barbara pratica. La fatwa sarebbe stata scoperta a gennaio di quest’anno da militari americani durante un intervento in Siria, ma solo in questi giorni l’agenzia Reuters ne è entrata in possesso. Nel documento si legge che “La vita del dell’apostata e gli organi non devono essere rispettati e possono essere presi impunemente” e ancora: “A proposito degli organi che, se rimossi, pongono fine alla vita di un prigioniero: anche la rimozione di questo tipo non è proibita”.

L’esistenza della fatwa non implica necessariamente che l’Isis sia attivamente coinvolta del traffico di organi. Nel mese di febbraio, tuttavia, fonti americane rivelano che 12 medici sarebbero stati uccisi a Mosul per essersi rifiutati di effettuare operazioni di espianto. Inoltre, il giro d’affari stimato a livello mondiale supera abbondantemente il miliardo di dollari ed è costante aumento: si passa dai 20-60mila dollari per un rene ai 150mila e oltre per un pancreas o un polmone. Un business molto redditizio sul quale non è a questo punto escluso che lo Stato Islamico abbia già messo gli occhi per finanziare la propria guerra.

Roberto Derta

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