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Isola dei Serpenti, i russi si ritirano: “Gesto di buona volontà”

by Eugenio Palazzini
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Roma, 30 giu – Le truppe russe annunciano il ritiro dall’Isola dei Serpenti, strategico territorio sul Mar Nero occupato all’inizio del conflitto con l’Ucraina. “Il 30 giugno, come segno di buona volontà, le forze armate russe hanno conseguito gli obiettivi prefissati per l’Isola dei Serpenti e hanno ritirato la guarnigione sul posto”, fa sapere il ministero della Difesa russo, specificando che il gesto ha lo scopo di agevolare le esportazioni di cereali dall’Ucraina.

Isola dei Serpenti, il ritiro dei russi. La versione di Mosca e quella di Kiev

Questa decisione impedirà a Kiev di speculare sull’impossibilità di esportare grano“, precisa il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass.
Il ritiro russo è stato annunciato anche da Kiev, che però fornisce un’altra versione sulle motivazioni che avrebbero portato Mosca a rinunciare all’isola strategica. “Durante la notte, a seguito di un’operazione militare di successo con le nostre unità missilistiche e di artiglieria sull’Isola dei Serpenti, il nemico ha evacuato frettolosamente i resti della guarnigione su due motoscafi e probabilmente ha lasciato l’isola”, si legge in una nota diffusa dal comando operativo meridionale ucraino.

Isola dei Serpenti, perché è strategica

Dell’Isola dei Serpenti si è molto parlato in questi mesi. Di appena 17 ettari di terra incastonata nel Mar Nero, eppure incredibilmente utili per comprendere quanto l’esito della guerra Ucraina sia ancora un enorme punto interrogativo. Occupato come detto nei primi giorni del conflitto dalle truppe russe, l’isolotto a circa 35 km dalle coste ucraine è quasi invisibile nelle carte geografiche, ma fondamentale per vari motivi. Difatti, se osservate bene la mappa – per quanto quell’isola vi appaia un piccolo puntino nero in un vasto blu – vi accorgerete che è molto vicina anche alle coste della Romania, là dove sono stanziate truppe Nato. Per Mosca era quindi fondamentale per detenere una sorta di avamposto che fungesse da deterrente per eventuali incursioni dell’Alleanza atlantica, nonché indispensabile per controllare il Mar Nero.

Ciò si traduce con controllo delle rotte commerciali e sfruttamento dei fondali, in un’area particolarmente ricca di gas e petrolio. Giacimenti scoperti già negli anni Ottanta, quando l’Unione sovietica aveva il pieno controllo di quelle acque. Nel 2009, l’Agenzia nazionale rumena per le risorse minerali, calcolò il potenziale di idrocarburi nei pressi dell’isola: 12 milioni di tonnellate di greggio e 70 miliardi di metri cubi di gas. Fosse così, varrebbero – sempre in base alle stime di Bucarest – ben 30 miliardi di dollari. In pratica assicurerebbero alla Romania quasi l’indipendenza energetica. Ci sono insomma abbastanza elementi per capire come mai tutto ha avuto inizio con la presa di questo “scoglio” leggendario.

Eugenio Palazzini

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brutta ciao 3 Luglio 2022 - 11:58

Stai lì che mi scappa da ridere.

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