youssefRamallah, 20 ott – Le forze speciali israeliane hanno arrestato Hassan Yussef, uno dei principali esponenti di Hamas in Cisgiordania. E’ stato prelevato dai militari di Tel Aviv nella sua casa di Betunia, a sud-est di Ramallah, e incarcerato con l’accusa di fomentare il terrorismo e incitare all’attacco contro Israele.

Secondo il portavoce dell’esercito israeliano Peter Lerner “i leader di Hamas non possono pensare di far propaganda alla violenza ed al terrore standosene seduti nel loro salotto o dal pulpito delle loro moschee”. Per il portavoce del movimento palestinese Ghazi al-Hamad invece “il governo israeliano sta cercando di fare pressione su Hamas e sul popolo palestinese, nel tentativo di porre fine all’Intifada”.


Non è comunque la prima volta che le autorità di Tel Aviv arrestano Yussef, finito in carcere per la prima volta già nel 1993, poi emerso come uno dei principali esponenti nella seconda intifada del 2000 ed eletto deputato al Parlamento palestinese nel 2006 durante il suo ennesimo periodo di detenzione.

Di certo l’arresto del leader di Hamas in Cisgiordania non contribuisce a calmare le acque soprattutto nella West Bank, dove la situazione interna palestinese è decisamente complicata, con i rapporti tra al Fatah e Hamas ai minimi storici. Proprio negli scorsi giorni Yussef aveva incitato Abu Mazen a schierarsi apertamente dalla parte dell’Intifada.

Israele sembra voler procedere con lo stesso modus operandi di sempre, il buon vecchio divide et impera. Solo che stavolta la situazione è particolarmente incandescente e l’unico risultato evidente, oltre la continua repressione, è l’emergere della rabbia che prevale sulla paura. E a questo punto non resta che capire chi e come in Palestina riuscirà a veicolarla questa rabbia.

Eugenio Palazzini

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