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Roma, 4 feb – Alle ore 22:42 del 3 febbraio, Israele è tornato a colpire il territorio siriano con un violento attacco aereo contro obiettivi militari vicini al governo di Bashar al-Assad. Un’aggressione che ha visto il coinvolgimento di numerosi missili aria-terra e terra-terra partiti dalle alture del Golan, territorio legalmente siriano ma sotto l’occupazione israeliana ormai da decenni. Lo riporta l’agenzia governativa Sana, secondo la quale i sistemi antiaerei della repubblica araba sarebbero riusciti ad abbattere la maggior parte dei missili israeliani. Ciò nonostante, alcune importanti esplosioni si sono verificate contro obiettivi nei pressi di Damasco e al-Sahnaya. Una persino nei pressi dell’aeroporto della capitale.

I bombardamenti israeliani in Siria

Questa non è stata la prima violazione della sovranità siriana da parte di Israele. Dall’inizio del nuovo anno, poi, le aggressioni da parte dello Stato ebraico sono aumentate.
Il 7 gennaio sono deceduti 3 miliziani pro-Iran. Pochi giorni dopo, il 13, sono morti 57 militari, un primato rispetto ai loro normali bombardamenti. Il 22, l’aviazione israeliana ha ucciso 4 civili, di cui due bambini, nella provincia di Hama. Quest’ultimo attacco, invece, non avrebbe provocato perdite umane, ma solo danni materiali, è però il quarto nel 2021. Una serie di atti bellici ingiustificati, quindi, che colpisce forze vicine ad Assad e all’Iran non solo in Siria, ma anche in Iraq e Libano.

La Siria si rivolge all’Onu: “Fermate Israele”

Il governo di Bashar al-Assad è giustamente stanco di interferenze israeliane nel suo territorio. Si rivolge quindi all’Onu perché possa prevenire futuri attacchi da parte dell’aviazione di Tel Aviv, seppure la stessa sia nota per non ascoltare le disposizioni delle Nazioni Unite. La denuncia viene da parte del ministro degli esteri della Repubblica Araba, Faisal Mekdad, il quale ha indirizzato una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, chiedendo che i suoi membri si possano prendere la responsabilità di impedire e vigilare sulle future interferenze da parte dello Stato di Israele.

E’ probabile però che quest’appello, come spesso accade, rimarrà inascoltato.
Le violazioni quindi continueranno da parte “dell’unica democrazia del Medio Oriente”. E con una presidenza americana che vuol fare di tutto per ostacolare la Russia è lecito credere che, come al solito, gli Stati Uniti altro non faranno che supportare il loro alleato strategico nell’area. A rimetterci, quindi, saranno quei combattenti che dovranno affrontare ribelli e terroristi con la consapevolezza che un attacco aereo potrebbe falciarli in qualsiasi momento.

Giacomo Morini

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