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Tel Aviv, 3 apr – In tarda serata la retromarcia. Israele ha sospeso l’accordo con l’Onu sui profughi eritrei e sudanesi. Era stato definito un “accordo storico”, di fatto pare sia stata una boutade, forse per sondare il terreno o forse per fare un ultimo “regalo” all’Italia prima della formazione del nuovo governo.
Quella avvenuta ieri è una vicenda ai limiti del grottesco. Il premier dello stato ebraico Benjamin Netanyahu nel pomeriggio italiano di ieri diffonde la notizia nel corso di una conferenza stampa in diretta tv, nela quale annuncia che gli immigrati eritrei che Israele vuole espellere verranno smistati in Occidente, grazie a un accordo con l’UNHCR, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati. In tutto si tratta di 16 mila persone di Eritrea e Sudan che di fatto dovranno essere deportati nell’arco di 5 anni. 6mila di loro avrebbero dovuto lasciare Israele al più presto.
Tra le nazioni che Netanyahu cita come destinatarie di questa nuova ondata di immigrati ci sono Canada, Germania e Italia. Scoppia il caso diplomatico. Il Governo tedesco cade dalle nuvole. La Farnesina dice di non saperne nulla e il Viminale smentisce.Una situazione di imbarazzo ulteriormente amplificata dal fatto che in Italia sembra ci sia il tabù da parte istituzionale a muovere critiche all’operato dei governi, di qualunque colore siano, di Israele.
Netanyahu, quando capisce di aver allungato un po’ troppo il passo, si difende dicendo che ha citato l’Italia solo per fare un esempio di Paese sicuro e occidentale che avrebbe potuto accogliere gli africani che Israele non vuole. Tuttavia le sue parole non sono suonate come una smentita. La sospensione dell’accordo annunciata dopo un pomeriggio di sussulti diplomatici è solo temporanea e Netanyahu si prende del tempo per valutare meglio i termini.
La questione delle espulsioni dei profughi eritrei e sudanesi sta tenendo banco da tempo in Israele. E che ci fosse l’ipotesi di mandarli in Europa pure. Un coro di no da parte delle ong si era levato quando Israele cominciò a pensare di trasferirli in stati sicuri africani. Per mettere a punto il piano era stato persino messo a punto un incentivo economico di 3500 dollari per quanti se ne fossero andati volontariamente da Israele. Per gli altri si sarebbero aperte le porte di un centro di detenzione nel deserto del Negev a tempo indeterminato, fino a quando lo Stato non li avrebbe trasferiti in altri Paesi. Israele ha anche dato soldi a Paesi come il Rwanda per prendersi i profughi che espelle.
Anna Pedri



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4 Commenti

  1. neanche un Prodi o un Rienzi (giusto per citare non esattamente dei premi Nobel) avrebbero in veste di Premier su un argomento così delicato “sparato” dei nomi a caso,senza accordi pregressi in via perlomeno ufficiosa. A mio modestissimo avviso invece,il Premier Israeliano avendo già avuto ufficiosamente la disponibilità italiana ad ACCOGLIERE CHIUNQUE (così come purtroppo dimostrato in questi ultimi 5 anni) ha voluto scientemente AUTO-SABOTARE quel piano già accordato ufficiosamente.
    come qualunque essere senziente dovrebbe essere in grado di capire,l’unica maniera per allontanare quasi definitivamente africani o asiatici dal proprio territorio è rispedirli a casa loro o in altri stati africani o asiatici limitrofi,così come Israele già aveva pianificato;
    con l’invio invece di questi signori africani in Europa,Israele avrebbe implicitamente incentivato l’arrivo di altri africani ancora nel proprio territorio,offrendo un “pulling factor” incredibile,visto che è in Europa che i primi vogliono andare,passando per Israele o meno.
    tradotto: se sai che entrando in Israele verrai poi rispedito in Rwanda,anzichè in Europa…ti guarderai bene dal cercare di entrarvi preferendo altri Paesi come Libia,Tunisia etc.

  2. Beh, ogni tanto “gli eletti” danno segni di follia. Interessante vedere che nessuno li contraddice..

    • Caro Rino,
      se la follia è espellere persone senza titolo…
      W i manicomi psichiatrici di una volta !

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