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Roma, 3 apr – Domani alle 10.30 inizieranno le tanto attese consultazioni. Ad un mese esatto dal voto del 4 marzo, i rappresentanti delle forze politiche saliranno al Quirinale da Mattarella. Nonostante l’elezione sorprendentemente veloce dei presidenti di Camera e Senato, probabilmente il primo giro di consultazioni non sarà sufficiente per la formazione di un nuovo governo. I tempi lunghi (c’è chi dice anche fino a giugno), sembrano essere al momento l’unica certezza. I ben informati infatti assicurano che il Presidente non darà incarichi puramente “esplorativi”, ovvero senza una qualche certezza di affidare il mandato a qualcuno in grado di mettere insieme una maggioranza. La novità sostanziale degli incontri che si terranno al Colle è la presenza di Di Maio e Salvini. Nonostante fosse già segretario della Lega nel 2014 e nel 2016, i leader del Carroccio non aveva partecipato alle consultazioni che avevano portato alla formazione dei governi Renzi e Gentiloni.
La situazione dunque è ancora piuttosto intricata e il fine settimana pasquale non ha aiutato in alcun modo a sbrogliare la matassa. Di Maio e Salvini, i vincitori delle elezioni e protagonisti di questa fase politica, hanno annunciato che si incontreranno a breve (oggi o nei prossimi giorni, ma al momento rimangono entrambi arroccati sulle proprie posizioni. Il leader pentastellato non retrocede dall’idea di essere lui il prossimo presidente del Consiglio, è disponibile ad un accordo di governo con Salvini ma senza Berlusconi il “condannato” e massimo rappresentante della “vecchia politica”. Se il leader del Carroccio resta l’interlocutore privilegiato, buona parte degli ortodossi M5S (e pare anche lo stesso Grillo) nel frattempo starebbero lavorando a mantenere acceso anche l’altro “forno”, ovvero il dialogo con il Pd “derenzizzato”, che al momento mantiene le posizioni “aventiniane” messe sul tavolo dallo stesso Renzi e riprese poi dal reggente Martina, dove però inizia a filtrare qualche spiraglio su un’ipotesi (futura) di partecipazione ad un esecutivo in nome della “responsabilità”.
Salvini intanto lavora per tenere unito il centrodestra e rispedisce al mittente il veto su Berlusconi, rilanciando l’idea di una “figura terza” come presidente del Consiglio da ricercare però sempre tra i rappresentanti della coalizione di centrodestra. Pur di partecipare al nuovo esecutivo (e tutelare Mediaset) l’ex Cav alla fine potrebbe cedere e accettare di fare un passo indietro simbolico: non è un caso che alle consultazioni parteciperà insieme a Tajani. Il veto di Di Maio è “ad personam” e non contro Forza Italia, come ha dimostrato la partita che ha portato all’elezione della forzista Casellati al Senato.
Dunque alla fine la quadra potrebbe trovarsi su questo ormai famoso “governo di scopo”, con accordo tra Di Maio e Salvini e Forza Italia semi “deberlusconizzata” intorno ad un nome “terzo”, con l’obiettivo dichiarato (almeno all’inizio) di varare una nuova legge elettorale e andare al voto in tempi relativamente brevi. Oppure con un rientro all’improvviso del Pd nella partita, dopo che le lunghe attese e magari qualche “turbolenza” dei mercati aiuti a richiamare tutti alla “responsabilità”, con la formazione di un governo M5S-Pd. Quello che è certo è che Mattarella non ha alcuna intenzione di mandare gli italiani nuovamente al voto in estate, dunque un esecutivo ci sarà, anche a costo di arrivare ad un terzo giro di consultazioni.
Davide Di Stefano



 
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