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Washington, 28 dic – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato gli Usa di “tradimento” per essersi astenuti in sede Onu sulla votazione che ha visto il Palazzo di Vetro opporsi a nuovi insediamenti israeliani nei territori palestinesi. Una reazione, come prevedibile, decisamente dura nei confronti di Washington. La mancata presa di posizione a favore di Israele, quasi sempre scontata da parte Usa, ha scatenato un vespaio di polemiche anche a livello diplomatico. Netanyahu ha annunciato ieri l’interruzione temporanea dei legami di collaborazione con dodici dei quattordici Paesi del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che hanno votato a favore della risoluzione 2334. Ma di fatto tutti hanno votato a favore, dal Giappone all’Angola, tranne gli Usa che si sono astenuti non esercitando il diritto di veto consentito ai 5 membri permanenti del Consiglio. In molti hanno letto la scelta di Washington come il colpo di coda di Obama, che non ha mai avuto un rapporto idilliaco con il premier israeliano Netanyahu ed avrebbe colto l’occasione inoltre per lanciare un segnale alla prossima amministrazione Trump. “Non porgeremo l’altra guancia, quello che l’Onu ha fatto per Israele è inaccettabile”, ha fatto sapere Netanyahu.

Eppure a ben vedere l‘Onu non ha fatto altro che ribadire quanto sostenuto da anni in base al diritto internazionale. E quanto poi sempre puntualmente ignorato da Israele. Nel dettaglio infatti, si legge nel testo della risoluzione 2334, il Consiglio di sicurezza:  “riafferma l’inammissibilità dell’acquisizione di territori con la forza; riconferma l’obbligo di Israele, potenza occupante, di attenersi scrupolosamente ai suoi obblighi legali ed alle sue responsabilità in base alla Quarta Convenzione di Ginevra riguardanti la protezione dei civili in tempo di guerra, del 12 agosto 1949, e ricorda il parere consuntivo reso dalla Corte Internazionale di Giustizia il 9 luglio 2004; condanna ogni misura intesa ad alterare la composizione demografica, le caratteristiche e lo status dei territori palestinesi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme est, riguardante, tra gli altri: la costruzione ed espansione di colonie, il trasferimento di coloni israeliani, la confisca di terre, la demolizione di case e lo spostamento di civili palestinesi, in violazione delle leggi umanitarie internazionali e importanti risoluzioni; esprime grave preoccupazione per il fatto che le continue attività di colonizzazione israeliane stanno mettendo pericolosamente in pericolo la possibilità di una soluzione dei due Stati in base ai confini del 1967”.

In pratica l‘Onu ha quindi ricordato ad Israele che sta occupando illegalmente territori altrui continuando a violare sfacciatamente le risoluzioni internazionali e contemporaneamente perseverando nella violazione delle leggi umanitarie internazionali. Ciò premesso allora, tutti gli Stati membri del Consiglio di sicurezza (tranne gli Usa astenuti) hanno voluto ricordare gli obblighi che spettano a Israele. La risoluzione 2334 quindi: “1. riafferma che la costituzione da parte di Israele di colonie nel territorio palestinese occupato dal 1967, compresa Gerusalemme est, non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale e un gravissimo ostacolo per il raggiungimento di una soluzione dei due Stati e di una pace, definitiva e complessiva; 2. insiste con la richiesta che Israele interrompa immediatamente e completamente ogni attività di colonizzazione nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme est, e che rispetti totalmente tutti i propri obblighi a questo proposito; 3. ribadisce che non riconoscerà alcuna modifica dei confini del 1967, comprese quelle riguardanti Gerusalemme, se non quelle concordate dalle parti con i negoziati; 4. sottolinea che la cessazione di ogni attività di colonizzazione da parte di Israele è indispensabile per salvaguardare la soluzione dei due Stati e invoca che vengano intrapresi immediatamente passi positivi per invertire le tendenze in senso opposto sul terreno che stanno impedendo la soluzione dei due Stati”.

Nessuna novità sostanziale, l’Onu ha ricordato che l’operato di Israele da 50 anni viola sistematicamente il diritto internazionale e il diritto umanitario. Tel Aviv cosa pretende, che la principale organizzazione internazionale affermi il contrario violando di conseguenza il diritto internazionale su cui si fonda? Ne siamo consapevoli, è una domanda grottesca dalla risposta purtroppo scontata. E altrettanto grottesca.

Eugenio Palazzini

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1 commento

  1. C’è poco da aggiungere il sionismo si presenta al mondo per quello che è (uno stato nazista,e usurpatore che fa ai palestinesi quello che i tedeschi e l’europa in generale faceva con gli ebrei negli anni 1800 e primi 1900,cioè venino esclusi non coinvolti dalle decisioni importanti prese nei singoli stati)loro questa esclusione non la accettavano ma ora pretendono che i palestinesi accettino la loro esclusione e l’invasione del loro territorio.Questo è il pensiero sionista.

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