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Roma, 23 Mag – La Terra Santa è un luogo di conflitto da moltissimi anni e nelle ultime settimane si sono riproposti vari problemi legati ai luoghi simbolo di guerriglia, come la striscia di Gaza e i luoghi legati alla Cisgiordania. Le problematiche si volgono sia sul fronte politico sia su quello di una lotta religiosa, che si scatena in una guerra che trova come le principali vittime i civili.



Israele e la necessità di avere uno Stato ebraico che funga da rappresentanza

Il territorio di cui stiamo parlando è grande meno di 30mila km quadrati, desertico per oltre la metà. La nascita di questa terra e dei conflitti nascono tra la fine ddel 1800 e l’inizio del 1900 quando il territorio è ancora sotto l’Impero Otttomano. La rivolta viene generata da un fronte che porta alla nascita del Sionismo. Un movimento che si rappresentava in una religione, quella ebraica, che non trovava una propria terra ti appartenenza.

Il conflitto si va a spostare, religiosamente, contro la frangia sunnita mussulmana dei popoli arabi che rivendicano un territorio che da secoli gli appartiene politicamente. La frase mentore del movimento Sionista rimane, ieri come oggi: “Un popolo, uno Stato”. La scelta del territorio confinante con Egitto, Arabia, Giordania e Libano, non è casuale. La terra era già occupata da molte persone di religione ebraica. Erano, e sono, presenti molti simboli della religione passando proprio dalla città principale, Gerusalemme. Inoltre, esistevano molti scambi economici legati al mondo ebraico sin dall’Impero Ottomano. Già verso il 1893 iniziano le prime migrazioni di ebrei verso la Terra Santa, in particolare dagli stati dell’est europeo. Nel corso degli anni questi spostamenti diventano di gran lunga più massivi. In specie tra il primo e il secondo conflitto mondiale.

Le forze arabe reclamano i loro territori

Quelli che furono fino a quel momento gli abitanti del territorio, vedendosi “invadere” da una comunità diversa dalla loro, si organizzarono attraverso gruppi paramilitari nella ricerca della riconquista del luogo, prendendo come bersaglio la comunità ebrea sul posto. Con la fine della seconda guerra mondiale, l’emigrazione degli ebrei raggiunge l’apice. Churcill a capo del governo inglese, che aveva fino a quel momento come colonia il territorio palestinese si ritirò, lasciando all’Onu la giurisdizione.

Nel 1947 le Nazioni Unite decisero quindi di ripartire in modo “equo” i territori della Terra Santa. Questo per far sì che entrambi i fronti, ebrei e palestinesi, avessero un proprio stato. Il 14 Maggio 1948 nasce quindi ufficialmente lo stato ebraico chiamato Israele. Si forma a questo punto un fronte unito chiamato Lega Araba che comprende gli eserciti, militari e paramilitari, oltre a quello palestinese, di Egitto, Siria, Libano, Arabia Saudita e Giordania, in guerra aperta contro Israele. Alla fine dei conflitti, non solo ne uscì vincitrice la compagine ebraica. Riuscendo anche ad ottenere nuovi territori rispetto alle precedenti disposizioni da parte dell’Onu.

Un altro grande conflitto che vede ancora coinvolte le stesse comunità si ha nel 1973 dove i cambi delle vie di comunicazioni legate al canale di Suez hanno spinto Israele a cercare di accaparrarsi il territorio del Sinai. Anche questa volta ne esce vincitore con l’appoggio degli Usa contro le truppe arabe appoggiate dalla Russia. La vittoria di questa guerra porta un negoziato tra la comunità ebrea e l’Egitto in cui, viene restituito il territorio del Sinai in cambio della legittimazione e riconoscimento dell’Israele.

I conflitti in Terra Santa non cessano dopo 100 anni di guerre

Negli anni 90 e inizio 2000, fino ad oggi, sono ripresi gli attacchi da parte di Israele con la volontà di colonizzare territori della Palestina. Da questo conflitto nasce quindi Hamas, organizzazione paramilitare per la difesa del territorio a profondo carattere religioso. La svolta si ha con il gruppo laico dell’Olp con a capo Yasser Arafat che riconosce lo stato di Israele. Chiedendo all’Onu l’autorizzazione per il riconoscimento di entrambi gli stati in cambio di accordi di pace.

Israele, non contento di avere una spaccatura dovuta al riconoscimento di Gaza come stato palestinese, costruisce un muro intorno al confine. Obiettivo di limitare gli introiti economici commerciali e creare una frizione con gli altri stati. Questo ha causato un disastro umanitario nella zona della Striscia di Gaza e i conflitti non cessano nemmeno oggi dove i bombardamenti e le pressioni delle nazioni arabe non cessano. Portando, proprio come 100 anni fa, continue morti di civili che hanno l’unica colpa di essere nati in un posto dove i colonizzatori e l’Onu hanno deciso di spartire territori senza conoscere le esigenze civili e naturali del territorio.

Ilario Maiolo

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1 commento

  1. ma non vi trovate in leggero imbarazzo a condividere praticamente le stesse posizioni di pelosi,centrosocialari e gattare che votano PD ?

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