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Bologna, 7 feb – L’evento ha scatenato un grandissimo scalpore in tutta la comunità palestinese, incendiando le già pesanti proteste che da giorni imperversano in tutta la Cisgiordania. Un uomo è stato ucciso in un villaggio non lontano da Ramallah. Si chiamava Khaled Maher Nofal, aveva 34 anni ed era impiegato presso il ministero delle Finanze dello stato palestinese. Lascia una moglie e un figlio di 4 anni.
Ad ucciderlo è stato un abitante di una delle varie unità abitative illegalmente edificate sul territorio. Nofal stava infatti protestando pacificamente poiché quel terreno su cui è stato ucciso gli era stato espropriato dagli israeliani, come riferito da Hussein al-Sheikh, ministro palestinese per gli Affari Civili.



Cisgiordania, la rivolta dei palestinesi

A partire dal 5 febbraio – data della morte di Nofal – è partita una lunga serie di rivolte in tutto il territorio cisgiordano e manifestazioni si sono verificate anche in Israele. Il crimine ha intatti incendiato le proteste iniziate a seguito delle recenti politiche di Tel Aviv, le quali, a dire della comunità palestinese, rientrano in un più largo progetto colonialista.
Scontri si sarebbero verificati a Ras Karkar, il villaggio dove si trova l’insediamento illegale e dove Nofal è morto. L’esercito starebbe faticando a tenere sotto controllo i manifestanti, presenti in massa anche su territorio israeliano.

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Israele e quei soprusi ignorati

L’inizio del 2021 ha visto un’escalation della tensione, con Tel Aviv che mostra i muscoli a Biden e ha voluto mettere in chiaro che non intende accettare da Washington alcuna soluzione dei due stati. Ancora prima dell’insediamento del neo presidente americano Israele ha organizzato l’appalto per oltre 2300 nuove unità abitative illegali.
Il 26 gennaio gli israeliani, poi, hanno sradicato più di 3000 ulivi in Cisgiordania. La motivazione? L’olio palestinese sarebbe troppo concorrenziale. Atto che si affianca al totale controllo da parte di Tel Aviv delle risorse naturali del territorio, come l’acqua, che nonostante la presenza del fiume Giordano scarseggia, anche se solo per gli arabi.

Khaled Maher Nofal potrà quindi avere giustizia? Allo stato attuale sono le autorità di Tel Aviv a indagare sull’accaduto, tanto che il corpo del 34enne palestinese è stato subito “preso in custodia” dalla scientifica israeliana. Questi ultimi sembrano non voler collaborare con gli investigatori palestinesi, subito mobilitati da Ramallah. L’omicidio, avvenuto ai danni di un uomo disarmato, vede ancora una volta l’insolenza della politica israeliana, contro cui sono in atto nuove mobilitazioni per chiedere alle Nazioni Unite di intervenire ed evitare quindi questo genere di soprusi. Ma il mancato rispetto delle risoluzioni Onu da parte di Israele è noto.

Giacomo Morini

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