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Roma, 28 apr – «Non è assolutamente vero che gli italiani sono degli spendaccioni, i tedeschi devono smetterla di dare lezioncine». A dirlo non è l’ultimo dei sovranisti, ma Thomas Fricke, autorevole giornalista economico dello Spiegel. In un lungo editoriale pubblicato lo scorso 24 aprile, Fricke ha letteralmente mandato in frantumi tutte le leggende metropolitane sull’Italia messe in circolo dalla Merkel e dai suoi scherani, e ovviamente recepite acriticamente dai saltimbanchi neoliberali di casa nostra. Il giornalista tedesco ha di fatto affermato quello che i sovranisti italiani vanno ripetendo da anni, e forse proprio per questo qui in Italia non se n’è praticamente parlato.



Lo Spiegel demolisce i luoghi comuni sull’Italia

A sorprendere ancora di più è che questa analisi lucida e onesta proviene, per l’appunto, dallo Spiegel, ossia un settimanale liberal che è più o meno l’equivalente dell’Espresso (anche se i cuginetti di Repubblica se la sognano l’autorevolezza del foglio tedesco). In effetti, almeno sulla questione italiana, lo Spiegel sembra diventato «sovranista». Già ad inizio aprile, il direttore Steffen Klusmann aveva scritto chiaro e tondo: «L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna – anche perché ultimamente ambedue gli Stati avevano attuato una forte politica di austerity, come voluto da Bruxelles – e sicuramente non perché vivessero al di là delle loro possibilità». A Monti e a Cottarelli sarà venuto un coccolone quando l’hanno letto…

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«Basta con questa arroganza tedesca»

Klusmann se le prendeva anche con la Merkel che – per puro tornaconto politico – aveva messo in circolazione la bufala delle «cicale italiane» e delle «formiche tedesche». Tanto che era arrivato ad affermare: per la Germania «apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra». Anche Fricke, del resto, parte proprio dall’«immagine distorta» che i tedeschi hanno dell’Italia: «Sarà per colpa dei tanti film sulla mafia, o forse è solo l’invidia per il fatto che l’Italia ha il clima e il cibo migliore, più sole e più mare. In ogni caso, deve esserci qualcosa che spiega questa insistenza sul fatto che noi tedeschi saremmo più parsimoniosi, più seri e anche più affidabili, mentre gli italiani avrebbero gravi carenze in questo senso». Sembra di sognare. Nella sua requisitoria, Fricke non guarda in faccia a nessuno, e parla esplicitamente di «arroganza tedesca», la quale elogia la sua proverbiale puntualità, ma si dimentica che i lavori per il nuovo aeroporto di Berlino vanno ormai avanti da anni. Un bel pugno in pancia anche agli autorazzisti di casa nostra che, appena vedono un cantiere che ritarda la consegna di un paio di giorni, subito ci fanno sapere che «queste cose succedono solo in Italia».

Lo Spiegel più onesto dei nostri media

Poi Fricke passa ad analizzare i dati macroeconomici, quelli che Luigi Marattin e Mariangela Pira non sanno affatto leggere. L’editorialista dello Spiegel afferma che non è affatto vero che gli italiani, invece di indebitarsi, avrebbero dovuto risparmiare come i bravi e virtuosi tedeschi. Intanto Fricke spiega che il debito italiano è pubblico, non privato. Anzi, gli italiani sono tra i più grandi risparmiatori del mondo. Di più: l’esplosione del debito pubblico italiano è avvenuta negli anni Ottanta, quando nella nostra nazione hanno preso il sopravvento i folli ideali del neoliberalismo. Sarebbe da aggiungere il divorzio Tesoro-Bankitalia, ma Fricke ha comunque colto nel segno. E ancora: se si fa eccezione del 2009 (anno successivo alla Grande recessione), dal 1992 l’Italia ha sempre avuto un avanzo primario positivo. Tradotto: al netto degli interessi sul debito, lo Stato italiano ha speso meno di quanto non abbia ricevuto dai cittadini tramite le tasse. «Questo è un risparmio da record, altro che debiti, cara casalinga sveva [equivalente della nostra casalinga di Voghera]», chiosa Fricke.

L’accusa a Monti e alla Merkel

Ma non è finita qui. I pochi media italiani che hanno ripreso l’editoriale dello Spiegel, spesso traducendo alla buona con Google translate, non hanno riportato un passaggio fondamentale. «Tutto questo – scrive Fricke – è diventato un disastro dopo la crisi dell’euro, quando capi di governo come Mario Monti, sotto la pressione internazionale e soprattutto tedesca, hanno fatto una riforma dopo l’altra. Ora del mercato del lavoro, ora delle pensioni. Dolce vita? Sciocchezze. Dal 2010 gli investimenti pubblici in Italia sono diminuiti del 40% a causa dell’austerità. Un vero collasso. Oggi, nell’istruzione si investe quasi un decimo in meno. Pazzesco». Capito? La responsabilità di questa catastrofe ricade anche su Monti e i golpisti del 2011, Merkel inclusa. Al contrario, i tedeschi hanno potuto beneficiare di una spesa pubblica ben più consistente: «In Germania, Papà Stato spende il 25% in più pro capite che in Italia», spiega Friecke. Insomma, è tutto sbagliato quello che è stato raccontato ai cittadini italiani e tedeschi.

I colpevoli tagli alla sanità

E quali sono le conseguenze di questi tagli della spesa pubblica, tanto voluti da Bruxelles e caldeggiati dai memorandum della Bce di Draghi? «In Italia sono venuti a mancare i posti letto e sono morte tante persone che oggi forse potrebbero essere ancora in vita. Non c’è alcuna colpa diretta dei politici tedeschi, ovviamente. Ma sarebbe giunto il tempo di smetterla con le assurde lezioncine, caro signor Schäuble [ex ministro delle Finanze, tra i massimi sostenitori dell’austerity]. Anzi, sarebbe il caso di chiedere scusa». Poi l’editorialista dello Spiegel passa ad analizzare gli ultimi sondaggi, che hanno rilevato che un italiano su due vuole l’Italexit. «Stupisce che il 50% degli italiani voglia lasciare l’Unione europea? Provate a mettervi nei panni dei milanesi e dei bergamaschi, che per anni hanno assistito ai tagli alla sanità, e ora hanno perso il padre o la madre a causa degli ospedali congestionati, e poi gli tocca pure sentire dai fanfaroni tedeschi che avrebbero dovuto risparmiare. Se fossi italiano, gli direi “ma andatevene al diavolo”». Quasi commovente leggere passaggi come questo.

L’Unione europea rischia la morte

La requisitoria continua senza sosta, con Friecke che non accusa tanto i tedeschi in sé, quanto – giustamente – tutti i politici e gli economisti che hanno raccontato loro tutte queste balle sull’Italia e gli italiani. Naturalmente, l’analisi dello Spiegel, seppur lucida e puntuale, non è disinteressata. Non c’è, insomma, chissà quale amore per l’Italia, ma il fondatissimo timore che, se si va avanti su questa strada, la Ue è destinata ad implodere: «I tedeschi sono ancora in tempo per raddrizzare la situazione, altrimenti tra un paio d’anni non ci sarà più alcuna Unione europea. In Italia come in Francia arriveranno al potere delle persone che, come già adesso Donald Trump o Boris Johnson, non avranno alcuna voglia di stare al gioco: quel gioco sul quale la Germania costruisce da decenni il proprio benessere». Amen.

Valerio Benedetti

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3 Commenti

  1. Questo Thomas Fricke è un giornalista intelligente.Ha capito che se l’Italia esce dalla gabbia europea sarebbe un forte concorrente dei prodotti tedeschi e loro non potrebbero piu’ farci diventare piu’ carne da macello con un euro bloccato che non permette a noi le svalutazioni competitive.Se avessimo una nostra moneta(per di piu’ da fare pubblica e non privata come è ora) potremmo far ripartire alla grande le nostre esportazioni e il turismo, che diventerebbo piu’ convenienti per gli stranieri se vi fosse anche una minima svalutazione della lira sui mercati internazionali.Oggi questo non ci è permesso ed è ovvio che vince il sistema piu’ efficiente e con una struttura industriale piu’ omogeneamente diffusa in tutto il paese come in Germania.
    Chiariamoci bene una cosa; questo fatto molti politici lo sanno bene ma si guardano bene dall’ opporsi ai burattinai occulti stranieri che si sono impossessati del paese.E nel frattempo tanti economisti venduti o solo ignoranrti raccontano la solita cavolata che ci vorrebero vagonate di lire per comprare una matita.E ci dicono che lo stato è come una famiglia che ha debiti; niente di piu’ falso perchè una famiglia non puo’ nel caso estremo stampare denaro per pagare i suoi debiti mentre uno stato sovrano si’.

  2. Dovreste leggere i commenti degli utenti tedeschi all’articolo apparso sul profilo Facebook. Un concentrato di luoghi comuni, e, tra le tante non poteva mancare la ormai proverbiale considerazione: “Hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità”. Qualcuno ha blaterato qualcosa sul sistema sanitario italiano: ovviamente i tagli nulla hanno a che vedere con le imposizioni di Bruxelles.

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