Roma, 14 ago – I tre “russi” che avrebbero ucciso Niccolò Ciatti in una discoteca di Lloret de Mar, sulla Costa Brava, in Spagna, sarebbero in realtà tre ceceni di 20, 24 e 26 anni. Un dato fondamentale, se vogliamo ricostruire il contesto in cui è nato quel pestaggio. Ulteriore particolare interessante: sembra che i tre fossero richiedenti asilo. Ma andiamo con ordine.

Alle 3 di sabato mattina, nella discoteca Sant Trop, della movimentata cittadina spagnola, il 22enne fruttivendolo di Scandicci si trova in pista con alcuni amici fiorentini. Un banale incidente, forse uno sguardo di troppo o una spinta casuale nella calca della pista, fa però scattare una rappresaglia durissima. La rissa scatta in un momento, ed è violentissima. Sembra sia stato uno solo di loro ad avere iniziato a litigare con Niccolò e a sferrargli il primo pugno. Poi sono arrivati gli altri. I video mostrano tre persone che prendono a pugni e poi a calci in testa un giovane, anche quando questi è ormai a terra esanime. Il ragazzo morirà nell’ospedale Josep Trueta di Girona, meno di 24 ore dopo essere stato soccorso.

Poco dopo verranno fermati tre giovani, ritenuti i protagonisti del pestaggio. Si erano dileguati alla svelta, avendo compreso la gravità dei fatti. Sono tre giovani ceceni residenti in Francia, dove avrebbero chiesto asilo politico, come spiega la polizia. I fermati avrebbero comunque fornito passaporto russo. Il luogo esatto della residenza in Francia non è noto. “L’Ambasciata russa in Spagna è informata dell’arresto di un gruppo di persone a Lloret de Mar. Tuttavia non è stata confermata la loro cittadinanza russa. Il Consolato Generale della Federazione Russa a Barcellona è in costante contatto con le forze dell’ordine locali”, hanno spiegato fonti della rappresentanza diplomatica russa, citate dai media. Certo è che sulla storia di quei tre soggetti dovremo saperne di più. Per esempio il loro preciso status giuridico, la legittimità o meno della protezione internazionale accordata loro e, ancora, la legittimità della loro presenza in uno Stato diverso da quello in cui hanno ottenuto asilo.

La Farnesina ha confermato la morte e fatto sapere che insieme al Consolato Generale d’Italia a Barcellona sta seguendo sin dall’inizio il caso con la massima attenzione. Il Consolato, che sta prestando alla famiglia ogni possibile assistenza, è in contatto con le Autorità locali e al momento sono in corso accertamenti volti a chiarire la dinamica dei fatti.

Roberto Derta

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