Londra, 23 nov – Dubbi ormai non ce ne sono: J. K. Rowling è diventata la nemica numero uno dei trans e delle lobby Lgbt. La mamma di Harry Potter, infatti, è finita più volte nel mirino dei talebani arcobaleno a causa delle sue affermazioni ritenute «transfobiche». Un esempio? A quanto pare, sostenere – come ha fatto la scrittrice inglese – che solo le donne possono avere le mestruazioni è considerato «discriminatorio». Di qui le critiche che si sono trasformate in insulti, e i boicottaggi che sono degenerati in minacce di morte. Qualche giorno fa, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: tre attivisti per i diritti trans, ossia Richard Energy, Georgia Frost e Holly Stars, hanno postato sui social le foto di una loro protesta davanti alla casa della Rowling a Edimburgo, dove era ben visibile l’indirizzo. Una vera e propria intimidazione.



Le donne perseguitate dalle lobby Lgbt

La cosa non è passata inosservata, e parecchi suoi fan sono intervenuti per esprimere solidarietà alla scrittrice inglese. Non solo: indignati dalle intimidazioni verso la Rowling, migliaia di utenti hanno segnalato in massa i post dei tre attivisti trans, tanto che i loro profili social sono stati cancellati. In un lungo messaggio su Twitter, la creatrice di Harry Potter ha commentato l’accaduto con toni molto duri, ricordando tutte quelle donne – conosciute o meno – che sono state perseguitate dai trans: «Negli ultimi anni – ha scritto la Rowling – ho raccolto le testimonianze di Allison Bailey, Raquel Sanchez, Marion Miller, Rosie Duffield, Joanna Cherry, Julie Bindel, Rosa Freedman, Kathleen Stock e di tantissime altre donne che non hanno un profilo sui social, ma che mi hanno contattato raccontandomi di aver ricevuto qualsiasi tipo di intimidazione: insulti sui social, minacce al lavoro, minacce di violenza e anche di stupro».

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La Rowling non cede ai trans

Ebbene, prosegue la scrittrice, «nessuna di queste donne ha potuto beneficiare della protezione che ho avuto io. Loro e loro famiglie sono state catapultate in un clima di paura e angoscia per un solo motivo: si sono rifiutate di accettare in maniera acritica la pretesa socio-politica di sostituire l’identità di genere all’identità sessuale». E ancora: «Ho ricevuto così tante minacce di morte che potrei rivestirci le pareti di casa, ma non per questo ho cambiato idea». Rivolgendosi poi ai tre attivisti trans autori dell’intimidazione, la Rowling ha concluso: «L’unico modo per dimostrare che il vostro movimento non è una minaccia per le donne è quello di dire basta allo stalking, alle intimidazioni e alle minacce contro di noi».

Elena Sempione

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