Roma, 29 nov — Tutto si può dire di J. K. Rowling tranne che manchi di caparbietà quando si tratta di lanciare strali contro le truppe cammellate del gender e di denunciarne gli orrori. Nonostante le minacce, gli insulti, l’ostracismo messo in atto dallo show business nei suoi confronti la mamma di Harry Potter continua da anni la sua guerra social contro i deliri di chi sostiene che «gli uomini rimangono incinta» e le donne si chiamano «persone con utero».

La Rowling contro il governo scozzese

Le ultime bordate della Rowling hanno avuto come bersaglio il governo scozzese e il Gender recognition form, disegno di legge in pieno iter basato sul self-id (l’autoidentificazione di genere, secondo cui il sesso o il genere legale di una persona dovrebbero essere determinati dalla sua identità di genere senza alcun requisito medico) che potrebbe vedere l’approvazione entro Natale. Con questa norma si vorrebbe eliminare qualsiasi valutazione medica dal percorso di transizione e decapitare, letteralmente, da due anni a tre mesi il periodo di transizione verso la nuova identità di genere. Non solo: il limite di età per il cambio di sesso si abbasserebbe da 18 a 16 anni.

Rowling in questo frangente si è scagliata direttamente contro il partito laburista — da lei generosamente finanziato — accusandolo di spalleggiare le velleità gender della premier Nicola Sturgeon. «Il partito laburista», ha twittato, «continua a ignorare l’opinione pubblica, la diffusa opposizione delle donne e le preoccupazioni delle Nazioni unite».

Anche l’Onu inizia a preoccuparsi

la Rowling fa riferimento a una lettera del 18 novembre scorso scritta dal relatore speciale Onu contro la violenza sulle donne, Reem Alsalem. «Il governo scozzese non tiene sufficientemente in considerazione i bisogni specifici delle donne e delle ragazze in tutta la loro diversità, in particolare quelle a rischio di violenza maschile e quelle che hanno subito violenze maschili», sottolinea mettendo in luce la falla più pericolosa della norma, che «non prevede alcuna tutela o misure volte a garantire che la procedura non sia, per quanto ragionevolmente possibile, abusata da predatori sessuali e altri autori di violenza».

Alsalem allude ai numerosi fatti di cronaca nera (in America, Canada e Gran Bretagna principalmente) accaduti delle carceri femminili e nei centri di accoglienza e protezione per donne vittime di abusi e violenze: grazie all’introduzione del self-id molti uomini predatori sessuali hanno facile accesso a tali strutture semplicemente identificandosi come donne per poter portare avanti molestie e stupri. 

Risposte sconcertanti dal governo scozzese

La risposta dei sostenitori del Gender recognition reform, fa sapere un’articolo della Verità, fa letteralmente cadere le braccia: «non ci sono prove» di questo pericolo paventato dagli scettici. A mettere il peso da 100 su tali dichiarazioni è la stessa Sturgeon, la quale ha sentenziato che i predatori «non hanno bisogno» di cambiare genere per accedere a spazi protetti, perché attualmente già lo fanno. La mancanza di logica di una simile risposta è sconvolgente: dunque si dovrebbe mettere a rischio un sistema già precario introducendo altri elementi di pericolosità? Come in tanti altri casi, anche qui non è più possibile distinguere l’eventuale malafede dalla totale scollatura dalla realtà. 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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