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lepen yasukuniTokyo, 13 gen – Il 5 gennaio, due giorni prima della strage di Charlie Hebdo, è uscito sulla rivista giapponese Sapio un articolo a firma Jean-Marie Le Pen, in cui lo storico leader del Front National invita il governo di Shinzo Abe a non commettere gli stessi errori della Francia riguardo le politiche di immigrazione. In Giappone gli stranieri rappresentano meno dell’1% della popolazione, percentuale dovuta ad una storica chiusura nei confronti della manodopera immigrata.

“Mi è stato detto”, scrive Le Pen, “che il governo di Tokyo sta pensando di riconsiderare la propria politica e che gli immigrati saranno necessari come fonte di lavoro a causa del basso tasso di natalità e il rapido invecchiamento della società. Piuttosto però che importare lavoratori a basso costo, il Giappone dovrebbe, in modo lungimirante, considerare politiche volte ad aumentare il tasso di natalità. L’esempio francese è emblematico, la nostra politica di immigrazione forzata ha portato ad un punto di non ritorno. ”

“Noi (nativi francesi) ci stiamo prendendo cura degli immigrati attraverso ogni mezzo di sussistenza, di istruzione e di cure mediche. Mentre i disoccupati aumentano di giorno in giorno. Questo sta diventando un problema serio”, afferma Le Pen.

“La situazione attuale del Giappone non può ancora essere confrontata con quella francese. Da voi su una popolazione di 125 milioni, gli stranieri sono meno di 2 milioni (quasi tutti cinesi e coreani). Intervenendo questa rivista, già il 28 maggio del 1992, ho espresso le mie perplessità riguardo l’intenzione del Giappone di ospitare un gran numero di immigrati. Ancora una volta ripeto questo consiglio: non aprite all’immigrazione.”

Ecco come, appena due giorni prima della strage di Parigi, Le Pen concludeva il suo intervento sulla rivista giapponese: “In definitiva, non si è arrivati al punto che gli immigrati musulmani potrebbero arrendersi alla logica dei terroristi che ripetutamente svolgono massacri, rischiando poi di collaborare con loro? Poiché i terroristi commettono omicidi senza rimorso, e gli immigrati saranno di fronte alla scelta di arrendersi a questa logica o di essere presi di mira loro stessi. Questo è il rischio attuale in Francia”.

L’ex numero uno del Front National ha poi voluto omaggiare i caduti giapponesi, specificando l’importanza del patriottismo: “Il 15 agosto del 2010, ho visitato il Santuario Yasukuni. E’ un esempio patriottico incredibile. Storia e nazionalismo non penetrano tutte le Nazioni allo stesso modo. Dobbiamo ricordarci cosa significa vivere liberi, sicuri, cosa significa avere un’identità, una cultura, una storia. Sono valori che dobbiamo sempre ricordarci di salvaguardare. Pena la fine dei nostri popoli”.

Eugenio Palazzini

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