Roma, 18 ago – Non si ferma la guerra interna alle fazioni estremiste afgane nella capitale Kabul. Un’enorme esplosione ha squarciato ieri, mercoledì 17 agosto, un’affollata moschea della capitale afgana, uccidendo 21 persone. Tra i morti vi sarebbe anche lo stesso iman intento a predicare ai fedeli. Da quanto afferma il portavoce della polizia afgana, Khalid Zadran, altre 33 persone sono rimaste ferite. L’esplosione è avvenuta durante la preghiera della sera. Ancora non è chiaro chi si celi dietro l’attacco, anche se i talebani sembrano attribuire la strage ai nemici dello Stato Islamico. Solo una settimana vi riportavamo l’attentato suicida dello Stato Islamico che ha ucciso un religioso filo-talebano, sempre a Kabul.

Ennesima bomba

Le forze di sicurezza di Kabul hanno ora chiuso la scena della deflagrazione. Testimoni hanno riferito alla Bbc di aver sentito una potente esplosione che ha mandato in frantumi le finestre degli edifici vicini. Alcune persone, al momento dello scoppio, sarebbero state scaraventate fuori dalle finestre della moschea. Diversi bambini sarebbero deceduti a causa della bomba. Le ferite riportate dalle vittime sono principalmente legate all’esplosione, con schegge ustione su tutti i corpi. Le fonti di polizia credono si tratti dell’ennesimo attacco suicida legato alle frange più radicali del fondamentalismo islamico. Probabilmente qualche jihadista a è entrato nella moschea, particolarmente affollata durante la preghiera, facendo quindi scoppiare un ordigno esplosivo.

La riscossa dello Stato Islamico

Con questo ennesimo attacco “in nome di Dio”, lo Stato Islamico sembra volersi consolidare come il nemico numero uno dei talebani. Solo lo scorso mese, tre importanti leader religiosi talebani sono stati presi di mira, sempre a Kabul , mentre altri omicidi di natura estremista si sono consumati anche in altre città afgane. La scorsa settimana è toccato allo sceicco Rahimullah Haqqani, noto per essere vicino ai talebani. Questa volta, nel mirino dei killer, è entrato Amir Muhammad Kabuli, aderente alla più moderata fede sufi. Già altre volte la firma dell’Is è comparsa nei devastanti attacchi contro la comunità della minoranza sciita Hazara.

Una guerra infinita

Sembrerebbe che lo Stato Islamico stia cercando di conquistare sempre più spazio, mettendo in crisi il governo dei talebani proprio ad un anno dalla salita al potere di quest’ultimo. L’Is, infatti, accusa i talebani per il loro impegno diplomatico con gli Stati Uniti e altre potenze occidentali. I talebani, invece, non condividono l’adesione dello Stato Islamico a un austero credo salafita e alle sue ambizioni jihadiste globali. Chiuso il capitolo della lunga e sanguinosa guerra condotta dalla occupazione americana, e in cui anche noi italiani siamo stati nostro malgrado coinvolti dalla Nato, ora si apre il rinnovato capitolo bellico di uno scontro tutto interno all’Islam radicale. I gruppi islamisti che oggi si stanno contendendo l’Afganistan, sono stati a lungo divisi dalle aride montagne afgane e dalle truppe internazionali di occupazione. Frizioni ideologiche e religiose unite a contrastanti interpretazioni del Corano, odio etnico ed intense rivalità personali e politiche, hanno riportato l’Afganistan ad essere una gigantesca pentola a pressione.

Andrea Bonazza

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