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Gen-Ner-Dah-1Rangoon, 29 apr – Si sono fatti strada nella fitta giungla che domina la regione Karen della Birmania orientale, fin dentro la “riserva” dove i Karen si sono ritirati a vivere dopo i lunghi anni di epurazione e pulizia etnica perpetrati dal regime comunista e militare birmano. Un plotone di una ventina di soldati del Tatmadaw Kyi, il feroce esercito al comando della giunta militare, ha raggiunto la black-zone, dove è consentito sparare a vista, in cui sorgono i villaggi Karen e la rete di cliniche costruite negli anni da coraggiose associazioni umanitarie tra cui l’italiana “Popoli“. Un triste segnale di continuità con la vecchia gestione militare che doveva essere cancellata dalla vittoria elettorale della “eroina della libertà” Aung San Suu Kyi, salutata dall’occidente come inauguratrice di una nuova fase democratica e liberale nel paese asiatico. Un pericolo reale per la minoranza Karen che in queste terre ha trovato riparo e ha ricominciato a costruire una società sulla base della sua antichissima tradizione. Le linee di demarcazione fissate dagli accordi con il governo sono state attraversate dalle milizie birmane in spregio del monito emanato dal comandante della Karen National Defence Organization, il Generale Nerdah Mya e, il plotone, ha puntato direttamente sulla città simbolo della resistenza patriottica Karen, Oo Kray Khee detta Little Verona, perché costruita con il supporto della scaligera Onlus “Popoli” e dalla associazione “L’Uomo Libero”.



000_hkg10235325Per non correre rischi e mettersi al riparo dagli attacchi della difesa territoriale del Gen.Nerdah Mya i soldati birmani hanno preso alcuni ostaggi civili arrestati prima di arrivare in prossimità del villaggio da usare come veri e propri scudi umani“Non appena abbiamo saputo che i Birmani si stavano avvicinando abbiamo comunicato che li avremmo attaccati se avessero oltrepassato i nostri confini”–  ci dice Nerdah Mya – “ma quando poi i nostri uomini stavano per sparare hanno visto che a bordo dei mezzi birmani erano stati caricati diversi civili, soprattutto donne. Ho dato l’ordine di non attaccare. Avremmo coinvolto degli innocenti. Non è questo il modo di condurre una guerra, è roba da vigliacchi”. Si è rischiato lo scontro a fuoco proprio a ridosso delle abitazioni dei civili e delle cliniche mediche del villaggio quando la colonna birmana si è fermata a poche centinaia di metri dalle posizioni dei volontari Karen, forse incerta sull’esito di un assalto, i soldati si sono limitati a scattare fotografie al villaggio e alle cliniche.

Black Brain

guerrigliero-giovane_grande“E’ stato un atto intimidatorio – prosegue Nerdah – “rivolto a chi non accetta la farsa di questo cessate il fuoco. Ci hanno voluto dire che faranno quello che vorranno e che possono ignorare i limiti posti dallo stesso accordo firmato con la Karen National Union. Sanno che in questa regione siamo pronti a resistere contro la penetrazione birmana e contro lo sfruttamento dei nostri territori. Sanno che migliaia di Karen stanno ripopolando questa area. Sanno che stiamo costruendo nuovi insediamenti (un altro villaggio della Comunità Solidarista Popoli sta sorgendo a un’ora di marcia da Oo Kray Khee n.d.r) e quindi temono il rafforzamento della nostra resistenza. Troveranno pane per i loro denti: non potranno sempre farsi scudo con degli ostaggi”. La zona abitata dai Karen, riconosciuta da decenni anche dalle nazioni unite è ricca di risorse naturali su cui il regime vuole mettere le mani ad ogni costo. Ritrovarsele sporche di sangue, non sarebbe una novità

Alberto Palladino

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