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Roma, 20 giu – Come in tante nazioni africane, anche in Kenya la classe dirigente ha compreso la centralità degli investimenti in infrastrutture come volano per lo sviluppo. E’ per questo che il governo ha inaugurato con grandi festeggiamenti l’apertura, avvenuta pochi giorni fa, di un nuovo porto sull’isola di Lamu.



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Costato tre miliardi di dollari, il porto di Lamu fa parte di un progetto più ampio che mira a creare un corridoio da 23 miliardi di dollari. L’asse servirà a fornire un accesso al mare alle zone nord del Kenya, al Sud Sudan e all’Etiopia, due Stati che non hanno sbocco diretto sull’oceano. Fino ad oggi questi Paesi si servivano del porto di Mombasa, diventato però nel tempo troppo congestionato dunque insufficiente a soddisfare una domanda in costante crescita. Necessario dunque un cambio di passo per rendere più efficienti i trasporti. Da qui la scelta di realizzare un nuovo punto di approdo.

Il nuovo porto di Lamu e la “Middle Belt” africana

L’esecutivo di Nairobi non ha nascosto l’ambizione di fare del porto di Lamu il più grande scalo di tutta l’Africa. Collegandolo in futuro anche al progetto della Middle Belt of Africa. Da tempo i governi africani sognano una rete stradale che colleghi il continente nero da esta a over – da Dakar in Senegal appunto al Kenya – ma, al momento, la rotta è poco utilizzata. Non solo perchè la rete viaria versa in pessime condizioni, ma anche perchè attraversa diverse nazioni in guerra con gruppi terroristici e questo rende i trasporti poco sicuri. Per tale motivo l’obiettivo a breve termine del governo kenyota è quello di usare il porto di Lamu per aiutare lo sviluppo delle regioni settentrionali del Kenya che necessitano di un collegamento al mare per poter crescere. Grazie al questo nuovo porto spera che finalmente possano uscire dal sottosviluppo.

Giuseppe De Santis



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