Roma, 28 feb – Più di 400 mercenari russi del gruppo Wagner sono a Kiev e hanno ricevuto un preciso ordine dal Cremlino: uccidere il presidente Zelensky e gli altri componenti del governo ucraino. Assassini mirati, atti a  preparare il terreno affinché Mosca prenda il controllo dell’Ucraina. Per l’esattezza la milizia ha il compito di uccidere 23 rappresentanti dell’esecutivo e una serie di figure di spicco, tra cui il sindaco di Kiev Vitaly Klitscho e il fratello Wladimir. A riportarlo, senza il ricorso al condizionale quasi sempre d’uopo in questi casi, è il Times.

Il prestigioso quotidiano britannico scrive che questi 400 sicari sono arrivati dall’Africa cinque settimane fa e potrebbero agire a breve. Sempre secondo il Times, la notizia della presenza dei mercenari Wagner a Kiev, avrebbe portato alla decisione delle autorità ucraine di imporre il coprifuoco nella capitale per tutto il fine settimana. Altri uomini del gruppo Wagner sarebbero poi stati dispiegati in altre zone dell’Ucraina, in particolare nel Donbass.

Chi sono i mercenari Wagner

Per inquadrare il gruppo Wagner si potrebbero parafrasare le prime due regole del Fight Club. Prima regola: non si parla del gruppo Wagner. Seconda regola: non dovete parlare mai del gruppo Wagner. Difatti il gruppo Wagner, ufficialmente, non esiste. Non esistono siti ufficiali, sedi, registrazioni particolari. Non si sa neppure esattamente chi ne faccia parte, si sa soltanto che opera in tutti i contesti di guerra dove è coinvolta in un modo o nell’altro la Russia: Siria, Libia, Mali, Repubblica Centrafricana e appunto Ucraina. E anche in questi casi le notizie sono confuse, contrastanti, spesso ingigantite perché soltanto quel nome, “Wagner”, si presta perfettamente a una girandola di fantasie.

Alcuni analisti ritengono che il gruppo sia composto per lo più da ex poliziotti ed ex militari, sostenuti economicamente da un potente uomo d’affari: Evgheni Prigozhin, altrimenti noto come “lo chef di Putin” perché attivo nel settore catering e molto vicino al leader russo.

Le oche selvagge venute dal freddo

Lo scorso ottobre in rete comparve un video in salsa rap targato Wagner, anche in questo caso non ufficialmente. “Volo a Tripoli, al suono della chitarra. Con me c’è un gruppo di oche selvagge, stiamo salvando Roma”, intonavano i mercenari russi che combattono in Libia. Il riferimento era piuttosto chiaro: siamo a Tripoli nel nome della “terza Roma”, ovvero di Mosca, per evitare che cada definitivamente nelle mani dei turchi del “sultano” Erdogan. E poi le “oche selvagge”, con chiaro riferimento ai soldati di ventura occidentali degli anni Settanta e in particolare ai “Wild Geese” di Mike Hoare. Sempre per conto di Mosca le “oche selvagge” venute dai ghiacci sono planate nel rovente Mali, generando diversi grattacapi alla Francia di Macron, che poi ha deciso per il ritiro delle truppe transalpine. Adesso, forse, la “compagnia fantasma” si aggira minacciosa per le strade di Kiev.

Eugenio Palazzini

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