Pyongyang, 16 ott – Kim Jong-un si è fatto fotografare in sella ad un cavallo bianco mentre cavalca tra le cime innevate di una montagna. Per comprendere il messaggio del supremo leader della Corea del Nord bisogna tenere in considerazione un fatto: il monte Paektu, nel nord del Paese al confine con la Cina, è considerata un luogo sacro. Sulla sua cima sarebbe nato oltre 4 mila anni fa Dangun, un re leggendario fondatore del primo regno coreano. E sempre lì, secondo la propaganda di regime, sarebbe nato nel 1942 Kim Jong-il, figlio del “presidente eterno” Kim Il-sung e padre dell’attuale leader (mentre in cielo apparivano “un doppio arcobaleno e una stella brillante”).

L’ultima visita al Paektu fu nel 2017

Come spiega la Kcna, l’agenzia di stampa di Pyongyang, “la marcia di Kim Jong-un sul monte Paektu è un evento di grande importanza nella storia della rivoluzione coreana”. Non è la prima volta che la dinastia al potere in Corea del Nord si reca sul monte Paektu prima di prendere decisioni importanti: l’ultima volta fu nel 2017. Poche settimane dopo la visita alla montagna sacra Kim pronunciò il discorso di capodanno, in cui apriva alla Corea del Sud e inaugurava una fase diplomatica che avrebbe portato agli incontri storici con Donald Trump a partire dal giugno 2018.

Un ritorno alle origini

La decisione di Kim di cavalcare tra le sue cime innevate in sella ad un cavallo bianco dovrebbe comunicare “un richiamo alla purezza” e “un ritorno alle origini”. Il supremo leader ha ricordato “con profonda emozione” la via per “la faticosa battaglia per la grande causa della costruzione del Paese più potente con fiducia e volontà, saldo come il monte Paektu, e con giorni di rapidi cambiamenti”. Dunque l’azione simbolica di Kim Jong-un precede azioni concrete sul piano politico e non è detto che questa volta volgano in una direzione conciliante come accadde nel 2017.

Terminata la cavalcata si è recato a Samjiyon, ai piedi del monte Paektu, in visita a un centro turistico in costruzione, dove ha dichiarato: “La situazione del Paese è difficile a causa delle incessanti sanzioni e della pressione delle forze ostili, e ci sono molte avversità e prove di fronte a noi. La sofferenza che le forze ostili anti-Repubblica Democratica di Corea, guidate dagli Stati Uniti hanno inflitto al popolo coreano non è più sofferenza, ma si è trasformata in rabbia“. Insomma, parole che non sembrano proprio distensive.

Davide Di Stefano

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