Roma, 17 lug – “Non sono una mini-Merkel”. Annegret Kramp-Karrenbauer si presentò così, lapidaria come solo una teutonica di ferro sa essere, davanti a una platea di 999 delegati della Cdu che lo scorso 10 dicembre si presentarono ad Amburgo per eleggere il nuovo leader del partito. D’altronde la stampa tedesca la dipingeva spesso come “la piccola Merkel”, eppure a frugar bene tra iniziative e prese di posizione di questa 56enne politica di lungo corso (a 22 anni era già consigliere comunale a Püttlingen), l’unico motivo per definirla così è il suo essere fedele braccio destro della “cancelliera”.

Destro non solo in senso figurato, perché, sempre a guardar bene, Kramp-Karrenbauer, nominata oggi ministro della Difesa, ha spesso manifestato posizioni tutt’altro che di sinistra. Capelli corti e occhiali da studentessa secchiona, è un tipico rappresentante istituzionale tedesco. Mai sopra le righe, tenace, stilisticamente spartana, non manca però di graffiare quando lo ritiene opportuno. Un equilibrio da vecchia Cdu smussato da frecciate adatte alla moderna comunicazione politica, che in Germania sanno calibrare sovente senza strafare.

Servizio militare obbligatorio


Non sarà dunque una “mini-Merkel” a sostituire Ursula von der Leyen, ma proprio a differenza di quest’ultima si presta meno alle decisioni bislacche e con lei è probabile che la linea di Berlino non resti immutata. Non parliamo soltanto della Difesa, in cui se manterrà i suoi propositi è probabile che lavori per reintrodurre il servizio militare (o civile) obbligatorio di un anno. La sua nomina può essere letta infatti anche come un messaggio all’Europa: la Germania sa bene che c’è in atto un vento “sovranista” ed è pronta a farlo proprio. A suo modo, si intende.

Stretta sull’immigrazione

Il neo-ministro non a caso è nota per il suo ferreo atteggiamento nei confronti dell’immigrazione, a partire da quella che si ritrova a gestire in casa. Kramp-Karrenbauer ha già messo in discussione, in passato, la possibilità che gli immigrati turchi mantengano la doppia cittadinanza e dopo aver approvato la scelta della Merkel sull’apertura ai rifugiati, ha fatto intendere che presto le cose potrebbero cambiare. Da cattolica praticante (la Merkel è protestante) si è schierata a favore di maggiori diritti per le donne nei posti di lavoro, ma ha sempre rifiutato derive femministe.

Ed è sempre da cattolica vecchio stampo che ha appoggiato il divieto per i medici abortisti di rendere note le loro attività, dichiarandosi poi fortemente scettica nei confronti dei “matrimoni per tutti” (leggasi nozze gay). Alle prossime elezioni politiche potrebbe essere la candidata al cancellierato. Intanto però dovrà cercare di togliersi definitivamente di dosso l’ombra della Merkel, vestendo i panni di una lady di ferro alla Difesa.

Eugenio Palazzini

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