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Il Dott. Ali Ramadan in una conferenza a Roma accanto a Padre Haddad rettore della chiesa cristiana di S.M. in Cosmedin

Damasco, 6 Apr – Pochi giorni fa sulle colonne del Telegraph e successivamente da quelle dei principali quotidiani italiani, Repubblica in primis, era apparsa la notizia che la comunità siriana degli Alawiti era pronta a prendere le distanze dal presidente Bashar al-Assad e addirittura si prodigava a far sottoscrivere un memorandum di riforme condivise per “partecipare alle trattative di pace in corso a Ginevra“. La notizia aveva trovato vasta eco nei media sopratutto per la portata dirompente di un simile gesto che vedrebbe questa importante minoranza siriana allontanarsi dal presidente Assad che pure è membro della stessa e che in passato, era stato accusato di tutelare solo gli interessi di quella comunità. Insomma secondo Telegraph e Repubblica serbava d’essere passati da un Assad che governa con un manipolo di fedelissimi appoggiato da un cerchio magico etnicamente uniforme a un Assad isolato anche dalla sua comunità. Per fare luce sulla vicenda abbiamo chiesto l’aiuto del dottor Ali Hasan Ramadan, guida spirituale alawita e membro dell’Alta Commissione per gli Affari religiosi siriana.

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P.N.: In relazione alla notizia apparsa su alcune testate internazionali, come il Telegraph, che vorrebbero i leader della comunità degli alawiti di Siria in rotta con il presidente Assad, può esprimere una sua opinione lei che riveste forse il ruolo più prestigioso all’interno appunto degli alawiti?

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Dott. Ramadan: Questa notizia apparsa sul Telegraph è a dir poco falsa e tendenziosa, possiamo ammettere che nelle comunità alawite ci siano, per la verità pochissimi, elementi in dissenso con il presidente Assad ma ci chiediamo come mai questi pochi soggetti trovino sempre abbondante spazio mediatico su network d’informazione come Al Jazeera ed altri legati ai soldi degli emiri del golfo. Gli alawiti saranno sempre con Assad, La comunità alawita è stata da sempre perseguitata e addirittura colpita da una fatwa (anatema lanciato da un imam, quasi come una scomunica cristiana) che prometteva il paradiso a chi uccideva gli alawiti considerati miscredenti ed eretici nell’Islam. Vorrei ricordare che il primo martire di questo attacco terroristico in Siria fu proprio un fruttivendolo alawita che a Baniyas venne linciato da una folla di estremisti pro Isis, solo perché alawita.

VANESSA-GRETA01D.R.: Infatti lo è, e dirò di più, dal 1963 dopo la riforma politica in Siria, la ridistribuzione delle terre e la correzione delle ingiustizie sociali gli alawiti hanno cominciato ad integrarsi nello stato nonostante fossero una minoranza e a mandare i loro figli nelle scuole militari o a impiegarsi nell’amministrazione della Repubblica Siriana per cui oggi in Siria c’è un numero elevatissimo di militari e funzionari pubblici alawiti che si sono trovati, tra i primi, a fronteggiare l’aggressione terroristica. Sull’accanimento verso gli alawiti, certo c’è ancora nelle formazioni terroristiche la convinzione che noi dobbiamo essere uccisi come eretici, ma ci tengo a sottolineare che tutte le comunità religiose e sociali della Siria hanno pagato un duro prezzo per causa di questi terroristi. Per fare un esempio su tutti vi dico del martire Yahya Adnan Shoughry, combattente siriano di fede islamica sunnita che prima di essere decapitato da un miliziano dell’Isis mentre era ripreso in video dai suoi aguzzini che volevano fargli dire frasi in favore dello stato islamico lui disse : “Giuro su Dio che vi annienteremo“. Questo giovane soldato è morto per la sua Nazione, la Siria, per tutti noi e lo ha fatto da eroe. Lo ricordo io alawita come i sunniti, gli sciiti e tutti le altre confessioni ricordano e pregano per i nostri caduti.

P.N.: La Siria va incontro alla quinta amnistia promossa dal governo che ha anche varato un programma di riconciliazione nazionale per svuotare le fila dei terroristi, come giudica queste aperture? Se ci dovesse confermare che la notizia della spaccatura contro Assad fosse falsa ci spiega a chi giova che in Siria e in Europa circolino queste informazioni, proprio quando le truppe siriane (composte da moltissimi alawiti) da pochi giorni hanno liberato città importantissime come Palmira?

D.R.:L’amnistia promossa dal governo è ovviamente per chi non si è macchiato di crimini gravi, è sicuramente una soluzione politica ed è senz’altro una grande scelta di responsabilità che aiuta il processo di pacificazione nazionale. La patria è sempre pronta ad accogliere chi si pente e torna nella comunità nazionale. E’ anche un forte segnale che spezza l’asse di chi vorrebbe trasformare la Siria in uno stato frammentato su base settaria, il mosaico etnico siriano conta almeno diciotto comunità o etniche o religiose differenti e c’è chi da anni lavora per “balcanizzare” la Siria al fine di creare staterelli insignificanti e deboli. E’ successo in Iraq e in Giordania ed è il modello su cui si basa uno stato segregazionista come Israele, che infatti soffia sul fuoco della crisi siriana e con gli sceicchi sauditi è diventato la culla dell’estremismo islamico.

syriaP.N.: Come guida spirituale degli alawiti e membro dell’Alta commissione per gli affari religiosi della Siria come crede che si ristruttureranno i rapporti tra le varie confessioni in Siria dopo la terribile esperienza della guerra terroristica?

D.R.: I rapporti tra tutte le confessioni sono saldi e ben mantenuti, per esempio i sunniti, a cui con superficialità si cuce addosso la veste di terroristi senza fare distinzioni, hanno oggi in Siria ben cinquemila moschee in attività senza alcuna restrizione e con gli altri gruppi lo Stato e le guide spirituali promuovono in continuazione incontri e dibattiti. Userò un motto che si dice in Siria e che spiega molto bene il rapporto tra le religioni e sopratutto il rapporto tra la fede islamica e il cristianesimo che oggi molti giornali e opinionisti raccontano come religioni nemiche, ebbene, in Siria quando il minareto islamico chiama alla preghiera viene sempre abbracciato dal suono della campana cristiana.

Alberto Palladino

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