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La Francia brucia per la riforma delle pensioni, altro che pagliacciate sull’antifascismo

by Alessandro Della Guglia
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Roma, 17 mar – Incredibile, Oltralpe i sindacati fanno i sindacati, si occupano cioè di tutelare i diritti dei lavoratori e portano in piazza milioni di persone per contestare il governo su questioni cruciali per l’economia e la vita delle persone. Altro che le pagliacciate sull’antifascismo a cui siamo, purtroppo, abituati in Italia. E così la Francia sta “bruciando”, dopo che il governo ha varato la contestatissima riforma delle pensioni senza il voto del Parlamento. Sì perché nonostante il clima molto teso, il presidente Emmanuel Macron ha fatto passare il provvedimento, tramite il primo ministro Elisabeth Borne, utilizzando il meccanismo previsto dall’articolo 49.3 della Costituzione francese.

Riforma delle pensioni in Francia, mobilitazione costante

In Francia l’età minima per andare in pensione passa ora da 62 a 64 anni. E dire che in Italia i sindacati hanno fischiettato di fronte a innalzamenti ben maggiori. Oltralpe no, dopo il blitz parlamentare del governo, le principali sigle che rappresentano i lavoratori hanno anzi annunciato “una nuova mobilitazione nazionale”, prevista per giovedì 23 marzo. “Al posto di ritirare il disegno di legge, il governo ha deciso di farlo passare con la forza”, hanno denunciato i sindacati transalpini.

Nel frattempo il ministro dell’Interno francese, Geral Darmanin, ha invocato l’adozione nei prossimi giorni di misure di protezione rafforzate per i parlamentari: “Nell’ambito della mobilitazione contro la riforma delle pensioni, i funzionari eletti, e tra loro i parlamentari, sono talvolta oggetto di minacce, offese o atti dolosi quali danni a beni o proprietà”, scrive il ministro in una lettera citata da France Télevisions. Finanche l’economista Jacques Attali, che di Macron è stato a lungo una sorta di guru, ha stroncato la riforma del governo, definendola “fatta male e ingiusta”. Inascoltato, pure lui. Marine Le Pen, leader di Rassemblement National, ha chiesto le dimissioni del primo ministro Borne: “Questo ricorso all’ultimo minuto al 49:3 è uno straordinario segno di debolezza”, ha dichiarato, per poi affermare: “Deve andarsene”. Mentre il numero uno della sinistra radicale di France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon ha definito la riforma “priva di legittimità parlamentare”.

Adesso in Francia si prevede un periodo di contestazioni durissime, ancora più pesanti di quelle che vanno avanti ormai da mesi contro l’annunciata – e ieri varata – riforma delle pensioni. Siamo insomma di fronte a mobilitazioni constanti, sulla falsa riga di quelle condotte dai cosiddetti “gilet gialli” nel 2019, ma forse ancora più organizzate e sostanziali.

Alessandro Della Guglia

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