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Tripoli, 27 ago – Nessuna pace dopo la deposizione cruenta di Gheddafi, la Libia è sempre nel caos e gli scontri di oggi a Tripoli fanno pensare che la pacificazione della nazione africana sia ancora un miraggio. Il governo di Fayez al Sarraj non sembra infatti in grado di controllare la situazione sul campo mentre è in corso una battaglia da tutti contro tutti tra milizie armate rivali nella capitale libica.
Proprio mentre il presidente francese Emmanuel Macron chiedeva a gran voce di portare avanti gli accordi siglati a maggio tra la diverse parti in causa, puntando a garantire le elezioni in Libia a dicembre, a Tripoli e nelle zone limitrofe sono iniziati gli scontri, che interessano in particolare l’intersezione di Wadi Al-Rabee, a sud-est di Tripoli e Al-Khaila, il campo di Yarmouk a sud. Le autorità libiche hanno messo in stato di allerta tutti gli ospedali e le cliniche private, chiedendo al personale di prestare immediato soccorso ai feriti. “Ho dato ordine ai comandanti della regione di Tripoli di affrontare le milizie protagoniste degli scontri scoppiati da ieri sera nel sud di Tripoli”, ad affermarlo è il capo del Consiglio presidenziale libico, Fayez al Sarraj, in un comunicato ufficiale.
“Non c’è più spazio per il caos”, scrive Ferraj, precisando che “chiunque sia coinvolto in questo infido attacco nella capitale sarà considerato fuorilegge e punito sulla base delle norme internazionali”. Il problema invece è che il caos regna ancora sovrano in Libia, nonostante i periodi più o meno lunghi di apparente calma. Una calma che annuncia quasi sempre una tempesta di fuoco. Quello di oggi ha già prodotto, secondo la tv al Ahrar, almeno 8 morti e 18 feriti.
Eugenio Palazzini

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