originalDamasco, 5 dic – La parola schizofrenia significa letteralmente “mente divisa”. Tra i sintomi di questa psicosi: alterazioni del pensiero, idee fisse dal contenuto bizzarro, l’incapacità di concentrarsi.

L’occidente più che mai vive una situazione di “mente divisa” in politica estera. La patologia non fa altro che portarci il terrorismo in casa. Fissazioni totalmente irragionevoli vertono sulla Russia, così come ritorna continuamente l’altra grande ossessione dei leader occidentali, quando chiedono al presidente siriano Assad di lasciare il potere, come se la questione riguardasse l’Europa e non il popolo siriano. Che ai piani alti del potere occidentale i pensieri non siano ragionevoli, lo dimostrano le parole di miele (e le tante armi) che gli stessi governanti dedicano invece ai monarchi del Golfo, noti campioni della democrazia e dei diritti umani.


Malgrado gli attentati a Parigi, preceduti da altri attentati a Londra e in altre città – senza nemmeno citare le tante stragi consumate in Siria e in Libano, sottoposti al terrorismo da anni, perché i martiri altrui contano poco nei media occidentali – l’Occidente si trova invischiato in un’immane contraddizione: annuncia guerra al terrorismo, ma in realtà combatte chi lotta contro il terrorismo. Prende di mira paesi come la Federazione Russa, la Siria e la Repubblica Islamica dell’Iran. All’esercito libanese in prima filo contro le formazioni terroristiche viene congelato, su pressione statunitense, il sostegno militare che l’Arabia Saudita offriva per circa tre miliardi di dollari.

La mancanza di armi adeguate e di equipaggiamenti non hanno permesso all’esercito libanese di liberare la città di Ersal nell’Alta Valle della Beqaa sul confine del Libano, letteralmente occupata dai tagliagole qaedisti di Jabhat Al-Nusra, armati fino ai denti.  Peggio, le Forze Armate Libanesi hanno dovuto cedere ai terroristi per scambiare militari rapiti con terroristi molto pericolosi, tra cui Saja al Dulaimi, ex moglie di Abu Bakr Al-Baghdadi.  Lo scambio di prigionieri è avvenuto ad Arsal, dopo lunghe trattative in cui ha fatto da mediatore anche il solito Qatar.

Come si fa a concedere 3,1 miliardi di euro come aiuti di assistenza ai profughi proprio a quella Turchia che ci manda in Europa barconi di profughi con terroristi infiltrati? Parliamo di un paese che ormai quasi non nasconde più le sue attività di reclutamento e addestramento terroristico fra i disperati. Nessun paese europeo ha condannato la violazione turca della sovranità della Siria e il sostegno diretto al terrorismo.

Ormai solo Erdogan e gli uomini del suo clan provano a negare che dal 2012 i terroristi dell’Isis si finanziano vendendo il petrolio dell’Iraq e della Siria alla Turchia. Non è un sostegno “dall’esterno”, tutt’altro: la Turchia si è introdotta in un paese straniero e lo ha depredato per anni, saccheggiando le sue fabbriche, le sue macchine utensili e le sue risorse naturali, soprattutto il petrolio, che continua a razziare. Il denaro passa veloce di mano in mano, e il petrolio estratto illegalmente dall’Isis ritorna in Siria, sotto forma di armi, mezzi e uomini. Nel corso dell’ultimo mese sono arrivati in Siria dalla Turchia circa 2500 uomini armati.

L’aeronautica militare Russa ha distrutto 32 siti e 11 stabilimenti di lavorazione del petrolio dell’Isis in due mesi, mentre l’alleanza occidentale contro il terrorismo formata dagli Stati Uniti in 13 mesi non ne aveva distrutto nemmeno uno. Eppure i satelliti per vedere l’immondo traffico li avevano anche loro.

L’aviazione russa colpisce i luoghi dove viene conservato e trasformato il petrolio in mano all’Isis. Il cinquanta per cento dei siti è stato distrutto, e i russi sono andati a colpire anche le stazioni di estrazione. Sono state distrutte 1080 autocisterne impegnate nel trasporto di petrolio al di fuori dei confini siriani. 500 cisterne entravano e uscivano dalla Turchia ogni giorno, indisturbate.

Eppure, Ankara sembra essere sempre più premiata per il suo atteggiamento neo-ottomano. I giornalisti turchi che hanno dimostrato il contrabbando di petrolio trafugato dall’Isis sotto forma di convogli umanitari sono stati arrestati, i loro giornali commissariati da portavoce del governo. Ma gli intellettuali occidentali, quasi tutti, non hanno fatto una piega. Si vede che a loro sta bene così, anche se dicono di amare la libertà.

La settimana scorsa il Presidente Bashar al-Assad ha denunciato un aumento sensibile delle forniture militari di armi e denaro a Daesh nel corso delle ultime settimane.

Secondo quanto emerge dai media internazionali, i militari siriani appoggiati da forze speciali iraniane e dai miliziani di Hezbollah hanno proseguito in questi giorni l’avanzata ai danni di Daesh, riprendendo il controllo in meno di un mese di circa 409 chilometri quadrati di territorio. L’esercito siriano è riuscito anche a recuperare diversi chilometri dell’autostrada che collega Aleppo a Raqqa. La Russia compie raid mirati contro gli obiettivi dello Stato Islamico in Siria, impiegando caccia SU-25, SU-24 e SU-34, nonché mezzi dell’aviazione strategica, come i Tupolev TU-160,TU-95 e TU-22M3. Un volume di fuoco mai visto prima viene usato contro le fortificazioni dei terroristi. Le forze armate russe insieme alla Repubblica Araba Siriana e a Hezbollah continuano a combattere l’ISIS e a distruggere le sue fonti di sostentamento in Siria. Sono fatti enormi e pesanti che hanno già cambiato lo scenario e non lasciano scampo alle ambiguità.isis-oil-industry-610x315

L’Occidente cosa farà? Continuerà a vivere la sua schizofrenia politica combattendo chi combatte il terrorismo? Non è forse un segno grave di malattia la decisione della Nato di voler aggiungere il Montenegro alla sua alleanza in un momento così delicato? Quale pensiero dissociato può aggiungere altri focolai di instabilità lungo tutto l’arco di crisi che va dal Baltico ai Balcani, per poi proseguire verso il Mar Nero, il Levante e il Caucaso in un unico continuum di tensioni e conflitti?

Non rimane molto tempo per rispondere a queste domande e provare davvero a guarire dal ciclo di guerre che sono state scatenate.

di Talal Khrais

A cura di Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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