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Londra, 20 dic – Il polverone che si sta levando in queste ore intorno alla creatrice di Harry Potter, J.K. Rowling, testimonia ancora una volta quanto la gara a chi è più “santo”, all’interno del progressismo, sia ben lungi dal darsi dei limiti. Nel 2007 la Rowling aveva svelato che alcuni personaggi della saga fantasy che la rese famosa – e ricchissima – erano gay, anche se il tema non era stato trattato nei libri né nei film. Certo, qualcuno la accusò di volersi ingraziare il movimento Lgbt+ (al tempo forse mancava qualche lettera?) con un outing postdatato, ma per lo più la sua affermazione venne sbandierata come l’ennesima vittoria dei buoni, cioè una ulteriore validazione della narrativa progressista dominante.

Il tweet della discordia

Eppure da ieri la scrittrice inglese è nell’occhio del ciclone sul web, per un post che è stato definito nella migliore delle ipotesi “controverso”. Ma in altre descrizioni si passa per termini assai meno lusinghieri. Il messaggio edito sul social network Twitter, dove la Rowling ha un numero di followers che si attesta sui 15 milioni, dice grosso modo così: “Vestitevi come preferite. Definitevi come vi piace di più. Fate l’amore con qualsiasi adulto consenziente vogliate. Vivete le vostre vite al meglio, in pace e sicurezza. Ma costringere le donne a lasciare il proprio lavoro per aver affermato che il sesso è reale? Io sto dalla parte di Maya”.

Non convinzioni ma discriminazioni

Ma chi è la Maya alla quale fa riferimento? Trattasi di Maya Forstater, 45enne esperta fiscale presso il Centro per lo sviluppo globale, che ha perso il posto dopo aver pubblicato una serie di tweet in opposizione alla riforma proposta dal governo britannico con il Gender Recognition Act, per consentire alle persone di cambiare il proprio genere sessuale con maggiore facilità burocratica. Mercoledì scorso, un tribunale del lavoro di Londra ha confermato la decisione dell’ex datore di lavoro della Forstater di licenziare la donna, dichiarando che la convinzione di quest’ultima che il sesso sia una realtà oggettiva che non dovrebbe essere confusa con “genere” o ” identità di genere”, affermata nei suoi tweet e ribadita in tribunale, non può essere considerata semplicemente come una personale convinzione, ma rientra a pieno titolo nella discriminazione.

Il “passo falso” della Rowling

Il giudice del lavoro James Tayler ha descritto le posizioni della Forstater nella sentenza come “assolutiste” e “incompatibili con la dignità umana e i diritti fondamentali degli altri”, e per questo ha avallato la decisione di licenziarla. E qui torniamo alla Rowling, che ha deciso di dare il suo parere senza tenere evidentemente in conto che non si può, ormai, stabilire un limite (scientifico? legislativo? personale?) alla deriva dei nuovi “diritti”. Anche la più rara casistica e la più sporadica eccezione diventa legge. Ed ecco spiegato perché oggi, nei commenti del web, la “mamma” di Harry Potter è passata da paladina della giustizia a mostruosa Terf (tradotto per i comuni mortali: l’acronimo inglese indica le femministe radicali che “escludono” i transessuali dalla lotta per l’uguaglianza di genere) da boicottare e combattere.

Trans in rivolta

Tra le storie strappalacrime nei commenti, dai bambini trans che ora si sentono derubati dei propri miti (??) ai fan col cuore in pezzi come dopo un tradimento del partner, uno dei detrattori afferma che ciò che la Rowling ha scritto nel tweet incriminato va contro tutto ciò quel c’è nei suoi libri… chissà che in questo 1984 dell’anima non spunti l’ipotesi di una qualche nuova legge che possa levarle la “potestà” sulle sue opere, scritte quando ancora giocava nella squadra dei buoni.

Alice Battaglia

7 Commenti

  1. E’ la stessa voluta superficialità con la quale molti hanno gestito droga, aborto, divorzio, immigrazione…
    Laureati fortemente carenti di professionalità e quindi obbligati a servire opportunisticamente il dio denaro…
    Senza alcuna forza per avere almeno qualche dubbio.
    Tengono famiglia!!

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