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Roma, 31 ago – A leggerlo così sembrerebbe un post scritto da un militante dei centri sociali o da un volontario di qualche Ong (c’è differenza?). E invece l’accorato appello pro Ong e immigrazione arriva direttamente dall’Onu, più precisamente dall’Oim, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni collegata alle Nazioni Unite (Iom in inglese). “Le ONG non agiscono come un “pull factor” nel Mediterraneo. Le ONG non mettono in pericolo gli immigrati. Le ONG non sono il nemico. Le ONG non sono trafficanti. Le ONG salvano vite“, scrive su Twitter il profilo ufficiale dell’Oim. Lo sperticato elogio delle Ong ad opera di una organizzazione facente capo all’Onu non è passato inosservato e ha creato più di qualche polemica sui social. 
“Matteo Salvini perché non si tagliano i fondi destinati all’Onu visto che stanno chiaramente facendo politica contro il nostro Paese?”, si chiede su Facebook Francesca Totolo, collaboratrice de Il Primato Nazionale, autrice di numerose inchieste sui lati oscuri delle Ong e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo. Nel post dell’Oim in particolare si nega il “pull factor” (fattore di attrazione) rappresentato dalla presenza delle Ong nel Mediterraneo, citando il Forensic Architecture, un centro di ricerca finanziato dalle stesse Ong a loro volta finanziate dalla Open Society Foundations di Soros.
Francesca Totolo l’aveva già spiegato in un articolo di alcuni mesi fa: “Forensic Architecture è finanziata e sostenuta da ONG a loro volta finanziate dalla Open Society Foundations di George Soros, come Amnesty International, Human Rights Watch, International Federation for Human Rights, European Center for Constitutional and Human Rights e OAK Foundation. Si può affermare che il centro di ricerca inglese sia stato fortemente voluto dallo speculatore ungherese”.
Sempre nell’articolo si citava un atto di pirateria della Ong tedesca Sea Watch del 6 novembre 2017, il cui ruolo di “pull factor” risulta piuttosto evidente: “La ONG tedesca Sea Watch irrompe durante un salvataggio già praticamente concluso dalla Guardia Costiera Libica, coordinata dal Maritime Rescue Coordination Centre (MRCC) di Roma. A bordo del gommone in difficoltà, si trovavano principalmente uomini nigeriani. Questi, molti già a bordo della motovedetta libica, alla vista dei gommoni dell’organizzazione, hanno iniziato a buttarsi in mare, consci e istruiti dagli scafisti che raggiungendo i tedeschi avrebbero sicuramente raggiunto l’Italia”. 
“Qui è iniziato il caos generato dalla Sea Watch”, prosegue la Totolo nell’articolo, “che nonostante gli ordini della Guardia Costiera Libica e dell’MRCC, ostinatamente non ha lasciato la zona del soccorso. Cinque persone morte affogate, questo è stato il bilancio dell’azione piratesca della ONG. Le immagini lasciano poco spazio ai dubbi in merito alle responsabilità dell’accaduto, e questo non è stato l’unico episodio di “pirateria umanitaria” di Sea Watch senza autorizzazione della MRCC di Roma e in acque di competenza libica. Solo il buon senso della Guardia Costiera Libica ha evitato ulteriori morti”.
Davide Romano

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